Toyota RAV4 2026: la nostra prova su strada tra Malaga, design e motori
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Redazione Economia
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Sono passati piuttosto pochi anni da quando il fuoristrada era considerato un attrezzo da lavoro, un mezzo scomodo e rumoroso destinato a chi i campi li doveva attraversare per necessità. Poi, nel 1994, arrivò lei: la Toyota RAV4, una sigla che stava per “Recreational Active Vehicle with 4-Wheel Drive”, e che di fatto inventò un nuovo segmento, quello dei SUV compatti, trasformando un’idea grezza in un fenomeno di massa. Oggi, oltre trent’anni e più di 15 milioni di esemplari venduti in 180 mercati (di cui oltre 270mila solo in Italia), la sesta generazione di questo best-seller mondiale si presenta pronta a riscrivere ancora una volta le sue regole, e noi l’abbiamo portata tra le curve di Malaga per capire se la magia funziona ancora.
L’approccio, devo ammetterlo, è radicalmente diverso rispetto alle origini. Se la prima serie strizzava l’occhio al mondo dei fuoristrada con i suoi longheroni, questa nuova incarnazione, forte del telaio monoscocca derivato dalla Corolla, punla tutto sulla raffinatezza e sull’efficienza. I progettisti della Doppia Elisse lo ammettono senza troppi giri di parole: il modello uscente, chiuderà il 2025 con oltre 1,12 milioni di immatricolazioni, non aveva certo bisogno di una scossa per continuare a crescere. Eppure, il cambiamento c’è ed è sostanziale, a partire dal frontale, dove il nuovo family feeling “a testa di martello” (hammerhead) la rende più grintosa e slanciata rispetto al passato.
L’anima ibrida: tra full hybrid e la potenza della plug-in
Ed è proprio quest’ultima a stupire di più durante la guida. Disponibile ora anche con la sola trazione anteriore (268 CV) oltre alla classica integrale (che sale a 304 CV o 309 CV a seconda delle fonti), la RAV4 PHEV monta una batteria agli ioni di litio da 22,7 kWh. Questo pacco, più capace del 30% rispetto al passato, garantisce un’autonomia in modalità elettrica dichiarata fino a 137 km nel ciclo WLTP, un valore che la rende estremamente pratica per l’uso quotidiano, quasi come fosse una termica. L’altra grande novità, che la distingue dalla concorrenza, è la ricarica rapida in corrente continua fino a 50 kW, che permette di passare dal 10 all’80% in circa mezz’ora, oltre alla ricarica in alternata da 11 kW che satura la batteria in circa tre ore. La differenza, rispetto alla generazione precedente (che si fermava a 75 km e a una ricarica lenta da 6,6 kW), è abissale.
Un abitacolo che alza l’asticella della tecnologia
La qualità percepita, durante la nostra prova, è sembrata in crescita. Certo, qualche plastica rigida nelle zone basse dell’abitacolo ricorda che si tratta pur sempre di una “utilitaria” alta, ma i pannelli delle portiere e la plancia fanno un uso generoso di materiali morbidi al tatto. I sedili, rivestiti in similpelle traforata, sono comodi e, sulle versioni alte, offrono anche la ventilazione. L’unico neo, una scelta di stile che condivido poco, è l’affidamento quasi totale al touchscreen per la regolazione del clima; restano solo due tasti fisici per la temperatura, una distrazione di troppo quando si guida.
Come va su strada e i prezzi per l’Italia
Parlando di listino, perché alla fine è quello che conta, Toyota ha già diramato i prezzi per l’Italia. La nuova RAV6 parte da 45.200 euro per la versione full hybrid con allestimento base. Salendo di livello, la Premium supera i 52.000 euro, mentre la versione GR Sport (solo integrale) tocca quota 55.700 euro. Per quanto riguarda la plug-in hybrid (PHEV), attualmente ordinabile solo con la trazione integrale, il prezzo d’attacco è di 53.700 euro, in attesa della versione a trazione anteriore prevista per settembre.




