Azioni italiane, il mix di dividendi e buyback che attrae gli investitori
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Redazione Economia
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La piazza finanziaria di Milano si conferma un terreno fertile per quelle strategie aziendali che, coniugando la distribuzione dei proventi al riacquisto dei titoli, mirano a ricompensare direttamente gli azionisti. Un fenomeno, questo, che ha visto salire a ben quindici miliardi di euro l'ammontare complessivo dei programmi di buyback, tra operazioni già avviate e altre soltanto annunciate, segnando numeri da primato i quali, d'altronde, riflettono una tendenza europea ancor più ampia. Gli analisti di Barclays, in una loro recente disamina, hanno infatti prospettato la possibilità che nel primo trimestre del nuovo anno sul continente possano essere comunicati nuovi piani di riacquisto per una cifra totale vicina ai cinquanta miliardi, a testimonianza di una corrente ormai robusta e strutturata.
A rendere ancor più interessante il quadro, contribuisce poi la straordinaria ondata di distribuzioni che sta caratterizzando i mercati globali, con il 2025 destinato a rimanere negli annali per l'entità degli utili corrisposti alle società quotate. Secondo quanto rilevato da Capital Group, i dividendi globali hanno toccato nel terzo trimestre il picco senza precedenti di 518 miliardi di dollari, con il dato annuale che si prefigura di superare la soglia dei duemila miliardi. Una congiuntura che, com'è ovvio, solleva interrogativi pressanti per chi investe, spingendo a domandarsi se sia effettivamente realistico puntare su titoli ad alto rendimento dividendario per ottenere performance superiori al mercato anche sotto il profilo dell'apprezzamento del capitale, un obiettivo che per lungo tempo è parso un traguardo quasi irraggiungibile ma che, negli ultimi dodici mesi, è invece divenuto realtà.
Il contesto europeo, nel quale si inserisce a pieno titolo l'andamento di Piazza Affari, mostra a novembre un rendimento moderatamente positivo per l'indice di riferimento, che ha chiuso il mese con un avanzo dello 0,89% in euro, evidenziando come gli investitori continuino a prediligere i settori cosiddetti value a discapito di quelli growth. Tra i paesi, Svizzera, Spagna e Italia hanno fatto registrare risultati superiori alla media, con un contributo significativo arrivato, ad esempio, dal titolo Roche il cui balzo del 18% ha trainato l'intero comparto della salute. Una dinamica che conferma la ricerca di solidità e di reddito corrente in una fase di mercato ancora incerta.




