Blake Lively e Justin Baldoni lasciano il processo fuori dall’aula

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A due settimane dalla fatidica data del 18 maggio, quella in cui la giuria avrebbe dovuto iniziare a essere selezionata per un dibattimento stimato tra le sei e le otto settimane, Blake Lively e Justin Baldoni – lui regista, attore e produttore, lei attrice e ormai da due anni al centro di una vicenda giudiziaria che teneva banco a Hollywood – hanno fatto quello che nessuno, stando alle ultime dichiarazioni pubbliche dei rispettivi legali, si aspettava: hanno raggiunto un accordo extragiudiziale. Sì, perché solo sette giorni prima l’avvocatessa dell’attrice, Sigrid McCawley, aveva lasciato intendere con enfasi che la sua assistita non vedeva l’ora di deporre, di far sentire finalmente la propria voce in un’aula di tribunale. E invece, a poche ore dal Met Gala – al quale Lively ha comunque partecipato – la musica è cambiata radicalmente.

L’accordo che archivia due anni di accuse incrociate

La controversia, nata sul set di “It Ends With Us” (il film tratto dal bestseller di Colleen Hoover), era diventata una delle faide legali più seguite dell’industria cinematografica. Lei accusava Baldoni di molestie sessuali e diffamazione; lui, dal canto suo, aveva risposto chiedendo 400 milioni di dollari per diffamazione, estorsione e invasione della privacy. Una cifra gigantesca, che da sola racconta la virulenza dello scontro. Le parti, però, hanno continuato a depositare atti in tribunale fino allo scorso venerdì, segno che il negoziato – se c’è stato – è rimasto blindato fino all’ultimo. Nessuno, fino a poche ore prima della svolta, immaginava che si potesse trovare un punto d’incontro.

Una dichiarazione congiunta e un processo che non ci sarà

A dare l’annuncio, attraverso una nota congiunta condivisa con Rolling Stone, sono stati gli avvocati di entrambi i fronti: quelli della Wayfarer Studios (la società di produzione di Baldoni) e quelli di Lively. Nel testo, si legge che “il prodotto finale – vale a dire il film – è motivo di orgoglio per tutti noi che abbiamo lavorato per portarlo alla luce”. Una frase che, in apparenza generica, funge da architrave per chiudere definitivamente un contenzioso che rischiava di trasformarsi in un processo-show. La giuria, dunque, non dovrà esprimersi né sulle molestie né sui 400 milioni, né sulle intercapedini della privacy presuntamente violata. Resta solo l’accordo, i cui dettagli economici – come spesso accade in questi casi – non sono stati resi noti.

L’ombra del processo e la scelta della trattativa

A rendere ancora più sorprendente la decisione è la tempistica. Siamo a due settimane dall’inizio del calendario processuale, con la selezione della giuria già calendarizzata. La durata del dibattimento, secondo le stime degli addetti ai lavori, sarebbe stata massacrante: dalle sei alle otto settimane. Un periodo lungo, costoso e mediaticamente esplosivo, che avrebbe costretto entrambi gli attori a rivivere – e a far rivivere al pubblico – ogni dettaglio della loro rottura lavorativa e personale. Forse è proprio il peso di questa prospettiva, unito all’incertezza di un verdetto, a aver spinto Lively e Baldoni verso il tavolo delle trattative. Forse, invece, è stata una valutazione puramente economica. Quel che è certo è che, a differenza di quanto anticipato dall’avvocatessa dell’attrice, alla fine la voce di Lively non sarà ascoltata in un’aula giudiziaria. Almeno non in questa occasione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.