Blake Lively e Justin Baldoni, il giudice federale cancella gran parte delle accuse: resta solo il nodo tecnico del processo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La battaglia legale tra Blake Lively e Justin Baldoni, che aveva catalizzato l’attenzione dei media per mesi, ha subito una brusca accelerazione giudiziaria destinata a ridisegnare i contorni dell’intera vicenda. A pronunciarsi, nella giornata di giovedì 2 aprile 2026, è stato un giudice federale degli Stati Uniti, la cui sentenza – depositata a Manhattan – ha di fatto svuotato gran parte dell’impianto accusatorio costruito dall’attrice contro il regista e co-protagonista del film It Ends with Us. Dei tredici capi d’accusa originariamente presentati da Lively, ne sono rimasti in piedi soltanto tre; un ridimensionamento talmente radicale da aver comportato, tra l’altro, l’archiviazione esplicita delle contestazioni più gravi, quelle relative a presunte molestie sessuali e a una campagna di diffamazione orchestrata dall’uomo.
Le ragioni della svolta: un vizio di forma che blocca le molestie
Il cuore della decisione, a ben guardare, non ha investito il merito dei comportamenti contestati bensì la loro qualificazione giuridica. Il tribunale, esaminando la mole di carte depositata dai legali di Lively, ha stabilito che le accuse di molestie sessuali, così come formulate, non potessero procedere perché basate su un presupposto normativo ritenuto incompatibile con la giurisdizione federale adita. In sostanza, e senza entrare nel dettaglio delle condotte, il giudice ha rilevato che la denuncia non poteva essere presentata in quella sede, lasciando intendere – tra le righe della motivazione – un problema di competenza o di tempistica nella notifica degli eventi. Anche la parte relativa alla diffamazione, che Lively aveva descritto come parte di un piano studiato da Baldoni per distruggerne la reputazione, è stata respinta con motivazioni analoghe. L’unico terreno sul quale il processo potrà dunque svolgersi, con l’udienza già calendarizzata per il prossimo 18 maggio, riguarda tre capi d’accusa di natura residuale – non meglio specificati nell’ordinanza – che non toccano né la sfera delle molestie né quella dell’attacco alla credibilità pubblica dell’attrice.
La reazione di Blake Lively: «Non sprecherò questo privilegio»
La risposta di Blake Lively non si è fatta attendere. Il giorno successivo alla sentenza, venerdì 3 aprile, l’attrice ha affidato a una lunga dichiarazione – diffusa attraverso i propri canali, inclusa una storia su Instagram – la propria posizione. «Prendere la parola è un privilegio e non lo sprecherò», ha scritto, annunciando l’intenzione di continuare a lottare nonostante l’evidente battuta d’arresto. I suoi avvocati, che da due anni conducono questa causa, hanno confermato che proseguiranno il lavoro in tribunale, concentrandosi ora sui tre punti ancora in piedi. La dichiarazione, priva di riferimenti espliciti alle molestie archiviate, ha piuttosto sottolineato un aspetto di principio: la volontà di non arretrare di un passo, anche a fronte di una decisione giudiziaria che ha ridotto l’ambito del contendere. Lively non ha nascosto la delusione per l’archiviazione delle accuse principali, ma ha evitato attacchi diretti al giudice o alla controparte, limitandosi a ribadire la propria determinazione.
I nodi processuali e l’attesa per l’udienza del 18 maggio
Rimane ora da capire, sul piano tecnico, come i legali dell’attrice intenderanno muoversi in vista del processo civile fissato per metà maggio. La decisione federale, che ha cancellato dieci dei tredici capi d’accusa, rappresenta un ostacolo oggettivo: senza le molestie e la diffamazione, il cuore pulsante della narrazione pubblica di Lively viene meno. Tuttavia, la presenza di tre contestazioni ancora in gioco impedisce un’archiviazione totale del caso. Baldoni, da parte sua, non ha ancora rilasciato dichiarazioni pubbliche dopo la sentenza; i suoi legali si sono limitati a prendere atto della decisione, definendola «un passo necessario verso la chiarezza». Il prossimo appuntamento, quello del 18 maggio, si preannuncia dunque come un banco di prova cruciale per entrambe le parti. L’unico elemento certo, al momento, è che il capitolo delle molestie – almeno dal punto di vista formale – è stato chiuso dal giudice, lasciando sul tavolo una questione più ristretta ma ancora potenzialmente capace di occupare le aule di Manhattan per settimane.




