Achille Polonara, la paura e la speranza prima del trapianto
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Redazione Sport
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Achille Polonara, il campione di basket marchigiano che il prossimo novembre compirà 34 anni, ha confessato di aver pensato, nel buio della malattia, «di farla finita», trovando però la forza di combattere per la moglie e i figli. La sua battaglia, che ha commosso il mondo dello sport e non solo, è iniziata lo scorso giugno, quando, nel mezzo della finale scudetto, gli è stata diagnosticata una leucemia mieloide acuta, un evento che ha bruscamente interrotto la sua carriera agonistica.
Dopo un periodo di cure sperimentali a Valencia, in Spagna, mirate a rallentare l’avanzata della patologia, il giocatore è fatto ritorno in Italia, a Bologna, per essere ricoverato al policlinico Sant’Orsola. È lì che, tra circa una settimana, affronterà il cruciale trapianto di midollo osseo, una procedura della quale ammette di avere timore, consapevole che «il 10%» dei pazienti non sopravvive. «Mi rode star qui», ha dichiarato con la schiettezza di chi è abituato a lottare sui parquet di tutto il mondo, rivelando un profondo stato di frustrazione per la forzata inattività.
La speranza, tuttavia, proviene da una donatrice statunitense, identificata come compatibile al novanta per cento, la quale ha acconsentito a donare il midollo osseo necessario per l’operazione. Questo gesto, che Polonara stesso ha definito fonte di grande fortuna, rappresenta il primo, fondamentale passo verso una possibile guarigione e un ipotetico, seppur lungissimo, ritorno in campo. La notizia della donazione ha creato un concreto spiraglio di ottimismo in un percorso costellato di incertezze.




