Achille Polonara, il lungo risveglio dopo il coma

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La notizia, arrivata lo scorso giugno, aveva gelato il mondo del basket e non solo: Achille Polonara, cestista di fama, affrontava la diagnosi di leucemia mieloide acuta. Un percorso che, sebbene inizialmente affrontato con un ottimismo ben visibile nel suo ingresso nel reparto di ematologia dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, si è rivelato ben più arduo del previsto. Dopo un’estate passata a sottoporsi a cicli di chemioterapia a Valencia, il trovarsi una donatrice compatibile, una ragazza americana, aveva acceso una concreta speranza. La procedura del trapianto di midollo osseo, eseguita il 25 settembre, sembrava aver superato la fase più critica, tanto che sui social era comparsa un’immagine con un messaggio rassicurante. Le complicazioni, però, erano in agguato e hanno trasformato quella che doveva essere una ripresa in una lotta per la vita stessa.

La complicazione improvvisa e il coma farmacologico

Circa tre settimane dopo l’intervento, il 16 ottobre, la situazione è precipitata a causa di un’embolia cerebrale, un trombo che ha messo a serio rischio la sua esistenza. I medici, per proteggere le funzioni cerebrali e gestire la crisi, non hanno avuto altra scelta che indurre un coma farmacologico. Quei dieci giorni, durante i quali la famiglia e i più stretti hanno vissuto nell’incertezza più totale, hanno rappresentato il momento più buio, con la concreta possibilità che non si risvegliasse più. L’atleta, in seguito, ha descritto quella esperienza con una sensazione di spaesamento, come se si fosse trovato in un’altra città, del tutto sconosciuta e distante dalla realtà.

Il risveglio e l’inizio di una lenta risalita

Il suo organismo, forte di una tempra da atleta, ha però reagito e, dopo quella lunga e drammatica attesa, Polonara ha riaperto gli occhi. Il risveglio ha segnato l’inizio di una nuova fase, fatta di piccoli progressi e di una riabilitazione che richiederà tempo ed energie. Qualche giorno fa, infine, è arrivato il momento tanto atteso: ha potuto varcare la soglia del nosocomio bolognese, lasciandosi alle spalle le settimane di ricovero. La sua, ora, è una battaglia diversa, fatta di controlli costanti e di una paziente riconquista del proprio stato di salute.

Il racconto pubblico e il peso delle scelte mediche

La decisione di portare la sua storia al programma televisivo *Le Iene* ha gettato luce sulla crudezza del percorso e sui rischi connessi a un trapianto così delicato. Nel suo racconto, Polonara ha spiegato senza mezzi termini come il coma stesso sia stato una misura necessaria, un rischio calcolato dai sanitari per salvargli la vita di fronte all’insorgere della trombosi. La sua vicenda, al di là dell’emozione che suscita, mostra la complessità della medicina e di come, a volte, la strada verso la guarigione passi attraverso prove che mettono a dura prova il Corpo e lo spirito.

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