Achille Polonara, il risveglio dopo il coma e la lunga battaglia contro la leucemia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La diagnosi di leucemia mieloide acuta, ricevuta lo scorso giugno, ha segnato l’inizio di un calvario per Achille Polonara, costringendo il cestista a una battaglia che ha messo a dura prova, oltre al suo fisico, la stessa volontà di guardare al futuro. Dopo un’estate trascorsa a sottoporsi a cicli di chemioterapia a Valencia, un barlume di speranza si era finalmente materializzato con l’identificazione di una donatrice americana, la cui compatibilità midollare si attestava su un incoraggiante novanta per cento. L’ottimismo, seppur temperato dalla consapevolezza dei rischi, aveva accompagnato l’atleta nel reparto di ematologia dell’ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, dove, alla fine di settembre, è stato effettuato il trapianto di midollo osseo.

La complicazione improvvisa e il coma farmacologico

Le prime comunicazioni, diffuse attraverso i suoi profili social, avevano annunciato l’esito positivo dell’intervento, lasciando intendere che la fase più critica fosse ormai superata. La situazione, invece, ha subito una brusca e drammatica inversione di tendenza a metà ottobre, quando l’insorgere di un’embolia cerebrale ha reso necessario indurre il trentatreenne in uno stato di coma farmacologico. Per dieci giorni, come ha poi raccontato lo stesso giocatore in un’intervista al programma televisivo Le Iene, la sua esistenza è rimasta sospesa in un limbo, tra la vita e la concretezza di un esito fatale, mentre i medici combattevano per stabilizzare le sue condizioni.

Il risveglio e il percorso di recupero

Il risveglio da quello stato di incoscienza ha rappresentato il primo, fondamentale passo di una risalita che si preannuncia ancora lunga e complessa. Polonara ha descritto la straniante sensazione provata al ritorno alla coscienza, confidando di aver avuto l’impressione di trovarsi in una città sconosciuta, un dettaglio che restituisce appieno la disorientante gravità del momento. Quel periodo di coma, sebbene oggi sia alle spalle, costituisce solo un capitolo di una vicenda medica che richiederà mesi di attente valutazioni e di terapie di supporto.

La degenza e le prospettive immediate

La permanenza nella struttura ospedaliera bolognese si è protratta per oltre un mese, un arco di tempo durante il quale l’ex giocatore della Virtus Bologna ha dovuto affrontare le conseguenze dell’intervento e della successiva complicanza. Soltanto di recente, superata la fase acuta, gli è stato concesso di lasciare il Sant’Orsola, potendo così continuare il suo percorso di guarigione in un ambiente domestico. La sua storia, al di là del clamore mediatico, rimane quella di un uomo che sta fronteggiando una patologia insidiosa, il cui iter terapeutico, nonostante il trapianto, ha riservato ostacoli imprevisti e di notevole entità.

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