Il paradosso dell’AI tra sete di energia e acqua marrone: i data center sotto accusa
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Redazione Economia
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Trento – L’intelligenza artificiale, che si tratti di modelli generativi o di semplici algoritmi predittivi, rischia di trasformarsi in un vorace divoratore di risorse energetiche, anche se, nel medesimo istante, promette di ottimizzare l’efficienza delle nostre fragili reti elettriche. Questo dualismo, che sembra uscito da un racconto di fantascienza, è stato al centro del convegno “Intelligenza artificiale e data center, da dove arriverà l’energia”, tenutosi recentemente a Trento, dove manager, accademici e rappresentanti del settore energetico si sono confrontati su un futuro che è già presente. Il nodo della questione è noto: i giganti del web hanno bisogno di “sale macchine” sempre più potenti e capillari, e quel bisogno, specie negli Stati Uniti dove la corsa all’oro digitale è più selvaggia, sta producendo effetti collaterali tangibili sull’ambiente e sulla vita quotidiana delle persone.
Un’analisi di Goldman Sachs: domanda verso i 66 GW
Secondo una recente analisi firmata Goldman Sachs, la febbre dell’intelligenza artificiale sta letteralmente riscrivendo gli equilibri del mercato elettrico americano. I numeri, in proposito, parlano chiaro e lasciano poco spazio a interpretazioni ottimistiche: la domanda di elettricità generata dai data center negli Stati Uniti è destinata a più che raddoppiare nel giro di un biennio, passando da 31 GW registrati nel 2025 a circa 66 GW nel 2027. Una crescita, questa, alimentata principalmente dall’espansione forsennata delle infrastrutture legate all’IA. Nello specifico, le stime della banca d’affari prevedono che la capacità complessiva dei data center Usa possa raggiungere quota 95 GW entro la fine del 2027, una cifra che rappresenta più del doppio rispetto ai livelli di fine 2025. Una pressione tale, se non adeguatamente gestita, rischia di mettere in ginocchio porzioni intere della rete di distribuzione, vanificando proprio quei benefici in termini di efficienza che la tecnologia potrebbe offrire.
L’acqua marrone di Morgan County e l’incastro con l’EPA
Mentre gli analisti discutono di gigawatt e di capacità di carico, in una sala di audizione del Congresso americano si è consumata una scena di forte impatto visivo e politico. La deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez, con un gesto che ricorda da vicino la celebre inchiesta di Erin Brockovich, ha messo sotto accusa l’EPA, l’agenzia federale per la protezione ambientale, per le sue omissioni riguardo all’inquinamento idrico. Durante l’audizione della commissione per l’energia e il commercio, la deputata ha mostrato due barattoli di vetro contenenti un liquido viscido e marrone: si tratta, come lei stessa ha dichiarato, dell’acqua potabile attualmente erogata in una comunità rurale della contea di Morgan, in Georgia. “Questa – ha affermato Ocasio-Cortez – è l’acqua che esce dai rubinetti vicino a dove è stato costruito un data center di Meta. Il dieci per cento dell’acqua utilizzata ogni giorno dalla comunità va a rifornire questa struttura, e la contea è sulla buona strada per un deficit idrico totale entro il 2030”. Un’accusa pesante, che non solo denuncia un disastro ambientale in atto, ma che getta un’ombra lunga sui meccanismi di controllo, o meglio, sulla loro assenza.
Audizione e sospetti favoritismi verso le Big Data
Rivolgendosi direttamente a Jessica Kramer, l’amministratrice capo dell’Ufficio per le risorse idriche dell’EPA, Ocasio-Cortez ha chiesto spiegazioni in merito ai presunti rischi per la salute degli americani derivanti dalla costruzione dei data center. La deputata, che ha descritto la situazione di famiglie costrette a farsi spedire l’acqua a casa per cucinare e lavarsi, ha sottolineato come non si tratti di un incidente isolato, ma di una mancanza sistemica di controlli. Dal canto suo, la funzionaria Kramer, visibilmente messa alle strette, ha promesso che avrebbe verificato la situazione, dichiarando: “Appena torno in ufficio, mi occuperò di quanto ha appena detto, perché ovunque, indipendentemente dal tipo di costruzione, è una priorità garantire il rispetto degli standard di qualità dell’acqua stabiliti dall’EPA”. Tuttavia, l’amministrazione Trump – che ormai da più di un anno governa nuovamente il Paese – ha spesso concesso deroghe e favoritismi alle aziende tecnologiche per accelerare la costruzione dei data center, sollevando più di un sospetto di conflitto d’interessi. Un sospetto di favoritismo che aleggia pesantemente sull’audizione, mentre la deputata continua a incastrare l’agenzia nelle sue contraddizioni, chiedendo perché non vengano effettuati test obbligatori prima, durante e dopo le costruzioni.




