Il regolamento 2026 e l’incubo “super clipping”: Bearman vittima di una F1 che non perdona

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’immagine, per chi l’ha vista in diretta, resta impressa: un ragazzo di vent’anni, Oliver Bearman, che esce zoppicando dalla sua Haas dopo aver tamponato le barriere a 308 km/h. Siamo al ventiduesimo giro del Gran Premio del Giappone 2026, e la Formula Uno si ritrova a fare i conti con un incidente che molti, tra i piloti, avevano già previsto ma che nessuno, fino a ieri, aveva vissuto con tale violenza. Bearman, nel tentativo di superare Franco Colapinto – la cui Alpine procedeva in quel tratto di pista a velocità sensibilmente inferiore, quasi dieci chilometri orari meno del britannico –, ha visto l’argentino correggere lievemente la traiettoria verso sinistra. Una correzione minima, forse istintiva, che ha costretto Bearman a una scelta immediata: schivare, finendo sull’erba, oppure impattare. Ha scelto di schivare, e l’erba, si sa, è il peggior alleato di una monoposto a quelle velocità.

Lo schianto che ne è seguito – un impatto da 50G, rilevato dai sensori della vettura – ha riacceso un dibattito che i vertici della categoria avrebbero voluto tenere sopito almeno fino al termine della stagione. E invece eccoci qui, a parlare di “super clipping”. Un termine tecnico, certo, ma che racconta un fenomeno semplice eppure pericolosissimo: le nuove power unit 2026, concepite per avere una componente elettrica pari al cinquanta per cento della potenza complessiva, possono subire durante la fase di ricarica delle batterie delle decelerazioni improvvise e imprevedibili. Tradotto: una vettura che sta viaggiando a buona velocità può, in un istante, trasformarsi in un ostacolo quasi fermo, senza che il pilota che segue abbia modo di recepire il cambiamento.

L’incidente che poteva costare caro, tra apprensione e sollievo medico

Quando Bearman è uscito dall’abitacolo, sorretto dai commissari, il passo claudicante ha fatto trattenere il fiato a molti. La gamba destra, quella su cui ha caricato il peso per uscire dalla monoposto, sembrava non reggere. Poi, il controllo al centro medico: nessuna frattura, solo una forte contusione al ginocchio. Un sollievo, sì, ma che non cancella la domanda di fondo: quanto ancora la Formula Uno intende aspettare prima di rivedere un regolamento che, nelle intenzioni, doveva rendere lo spettacolo più sostenibile e in realtà sta producendo situazioni di pericolo oggettivo?

Carlos Sainz, interpellato a caldo, non ha usato mezzi termini: «Immaginatevi un incidente così a Las Vegas. Servono cambiamenti». Parole pesanti, quelle dello spagnolo, che richiamano un contesto – quello cittadino, con vie strette e muri a ridosso della pista – nel quale un fenomeno come il super clipping diventerebbe letale. Bearman, dal canto suo, ha avuto solo il tempo di schivare Colapinto, finire sull’erba, perdere aderenza e poi roteare su sé stesso prima dell’impatto. Trenta centimetri più a sinistra, o una barriere meno assorbente, e il racconto sarebbe stato ben diverso.

Power unit ibride e decelerazioni fantasma: il paradosso della F1 tecnologica

Il cuore del problema, va detto, non è l’errore umano. Colapinto non ha compiuto una manovra irregolare; semplicemente, la sua Alpine ha subito un’improvvisa perdita di velocità dovuta alla ricarica delle batterie. Un effetto che i piloti definiscono “super clipping” proprio per la sua intensità, superiore rispetto al normale effetto di trascinamento delle power unit ibride della precedente generazione. Il dato oggettivo è questo: una monoposto che rallenta in modo anomalo in pieno rettilineo, senza che il pilota che segue possa interpretare il fenomeno come un normale rilascio del gas o una frenata.

La dinamica dell’incidente lo conferma: Bearman procedeva a 308 km/h, Colapinto a circa 10 km/h meno. Una differenza di velocità non enorme, se considerata in valori assoluti, ma devastante se calcolata in termini di tempo di reazione. Il britannico ha tentato il sorpasso, l’argentino ha allargato leggermente – forse per concedergli spazio, forse per un normale correttivo di traiettoria – e in un battito di ciglia la Haas era già fuori pista. L’erba, poi, ha fatto il resto: nessuna possibilità di controllo, nessun recupero. Solo il testacoda e il muro.

Un allarme già lanciato, ascoltato poco: ora la F1 sotto pressione

Che un incidente come quello di Suzuka potesse accadere, nella nuova era tecnica del circus, i piloti lo sostenevano da tempo. Lo dicevano nelle riunioni del Gran Premio, lo ripetevano ai tecnici, lo scrivevano persino sui canali ufficiali della loro associazione. Ma il regolamento 2026 – frutto di un compromesso tra sostenibilità, spettacolo e innovazione – non ha ancora recepito quelle segnalazioni. E adesso, con le immagini di Bearman zoppicante che fanno il giro del mondo, la pressione sulla Federazione Internazionale dell’Automobile diventa fortissima.

Non si tratta, è bene chiarirlo, di mettere in discussione l’elettrificazione delle power unit. Quella è una scelta irreversibile, dettata anche dalle case costruttrici. Si tratta invece di capire come gestire la fase di ricarica delle batterie in sicurezza, magari imponendo dei limiti alla variazione di velocità ammissibile in determinati tratti di pista, oppure intervenendo sull’elettronica di gestione della frenata rigenerativa. Soluzioni tecniche, certo, ma che potrebbero salvare la pelle a qualcuno. Perché, come ha ricordato Sainz, immaginare un impatto simile a Las Vegas – con i muri a pochi metri dalla pista e le vie di fuga inesistenti – non è un esercizio di stile. È un incubo che nessuno vuole vedere realizzato.

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