Sabato di sangue nell’area nord di Napoli, un arresto dopo i blitz dei carabinieri tra Marano e Arzano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non si era ancora spenta l’eco degli spari che hanno insanguinato via Mazzini, ad Arzano, e già le strade della provincia settentrionale di Napoli venivano setacciate palmo a palmo dai militari dell’Arma. L’omicidio di Armando Lupoli, il 39enne già noto alle forze dell’ordine raggiunto nella tarda serata di ieri da una scarica di proiettili esplosa da due sicari in sella a uno scooter, è solo l’ultimo di una serie di episodi violenti che hanno riacceso i riflettori su un territorio, quello a nord del capoluogo campano, dove la tensione tra fazioni criminali rivali è tornata a farsi esplosiva. E se ieri mattina un altro delitto, consumato ai danni di un anziano a Marano, aveva già messo in allarme le forze dell’ordine, la risposta dello Stato non si è fatta attendere, concretizzandosi in una notte di controlli straordinari che ha portato a un primo, significativo risultato.

Blitz notturno e una pistola modificata: fermato un 49enne incensurato

Nel cuore della notte, mentre le indagini sull’agguato a Lupoli muovevano i primi passi, un imponente dispositivo di sicurezza è stato messo in campo. I carabinieri della tenenza di Arzano, supportati dai colleghi del nucleo investigativo di Castello di Cisterna e dalla compagnia di Casoria, hanno dato vita a una serie di perquisizioni mirate, estendendo il setaccio a diverse strade e abitazioni dei comuni più caldi. È stato nel corso di queste operazioni, che i militari hanno fatto irruzione nella casa di un 49enne di Arzano, un uomo fino a quel momento incensurato, trovando qualcosa che ha subito fatto scattare le manette. Nella sua disponibilità, infatti, è stata rinvenuta una pistola semiautomatica modello 85 calibro 8 millimetri, ma la sua natura clandestina era resa evidente da una modifica artigianale: la canna era stata alterata per poter ospitare munizioni di calibro 7,65, un dettaglio che ne aggrava la posizione. Insieme all’arma, i carabinieri hanno sequestrato anche un caricatore ricolmo di sette proiettili calibro 3,80, un quantitativo che lascia pochi dubbi sulla potenziale pericolosità del soggetto e dell’arsenale occultato tra le mura domestiche.

Accertamenti balistici in corso per verificare un utilizzo nei delitti

L’uomo, accusato di detenzione di arma da fuoco clandestina, è stato immediatamente trasferito nel carcere napoletano di Poggioreale, in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Ma la sua posizione, agli occhi degli inquirenti, potrebbe non limitarsi al solo possesso dell’ordigno. La pistola sequestrata, infatti, sarà ora sottoposta a rigorosi accertamenti tecnici da parte dei Ris; i periti balistici dovranno stabilire se quell’arma, con la sua canna modificata, sia stata utilizzata in episodi di sangue recenti o meno. Il sospetto, ovviamente, è che possa esserci un collegamento con i due omicidi che hanno sconvolto l’area nelle ultime ore, anche se al momento non emergono elementi certi in tal senso e gli investigatori mantengono il massimo riserbo. L’operazione, che ha visto pattuglie impegnate in posti di controllo e perquisizioni, rappresenta comunque un segnale chiaro inviato dal comando provinciale, deciso a non lasciare spazio alla criminalità che tenta di imporre la propria legge sul territorio.

La dinamica dell’omicidio Lupoli e lo scenario criminale di Arzano

Parallelamente ai controlli, prosegue serrata l’inchiesta sull’omicidio Lupoli, un delitto che presenta tutti i crismi dell’esecuzione camorristica. Il 39enne era a bordo della sua auto, una Peugeot, mentre percorreva via Mazzini, forse di ritorno da Casavatore; accanto a lui, in un’ora di traffico serale, c’era la moglie, che per miracolo non è rimasta ferita. Un motorino con due individui caschi integrali calati in testa lo ha affiancato e ha aperto il fuoco senza curarsi dei passanti o delle altre vetture in transito. Lupoli, ferito, ha tentato di accelerare per guadagnare qualche metro e sfuggire alla trappola, ma i sicari lo hanno inseguito, affiancandolo nuovamente per esplodere una seconda raffica di colpi che è risultata fatale. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Frattamaggiore, per lui non c’è stato nulla da fare. Un copione, questo, che si inserisce in un contesto di faida ormai esplicita: la vittima era ritenuta un elemento orbitante intorno al cosiddetto “clan della 167” di Arzano, una costola della potente confederazione degli Amato-Pagano, e il suo omicidio arriverebbe a poco più di un mese di distanza da un altro agguato che vide coinvolto, per errore, un povero imbianchino. Una guerra tra ex alleati, ormai nemici giurati, che continua a mietere vittime e a terrorizzare la popolazione.

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