La manovra 2026 tra taglio dell'Irpef, premi di produttività e nuove regole sui dividendi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il consueto sprint di fine anno, che impegna legislatori e operatori economici nella definizione del quadro normativo per il nuovo esercizio, si è concluso con l'approvazione della legge di bilancio, un provvedimento che interviene su fronti diversi con l'obiettivo dichiarato di sostenere il potere d'acquisto e modificare gli assetti fiscali per imprese e risparmiatori. Il ministro del Lavoro, Marina Calderone, ha sottolineato come una delle misure cardine sia rappresentata dalla tassazione agevolata al 5% per le somme riconducibili ai rinnovi contrattuali, un intervento, stando alle sue parole, fortemente voluto dalle parti sociali e finanziato con risorse del suo dicastero. Parallelamente, vengono consolidate e rafforzate le agevolazioni sui premi di produttività, i cui benefici, come emerge dai dati, interessano un numero significativo di lavoratori in regioni come la Campania, a testimonianza di una diffusione ormai trasversale di questo strumento retributivo.
Il consolidamento dei premi di produttività
La traiettoria di favore per i premi legati ai risultati aziendali, avviata con la scorsa manovra, non solo prosegue ma si espande. Lo sconto fiscale, originariamente fissato al 5%, viene infatti non solo prorogato fino al 2027, ma viene reso ancor più consistente per i dipendenti del settore privato, con l'aliquota impositiva che scende fino alla soglia simbolica dell'1%. Un trattamento di vantaggio, seppur con aliquote differenti, viene esteso anche ai dipendenti pubblici, in un'ottica di parziale allineamento tra i due mondi. Si tratta di una scelta politica precisa, volta a incentivare un meccanismo retributivo che lega una parte della remunerazione ai risultati conseguiti, cercando al contempo di fornire un supporto immediato ai redditi da lavoro.
La riforma del regime fiscale sui dividendi
In un capitolo distinto, ma altrettanto significativo, la manovra ridisegna i contorni del regime di esenzione dei dividendi, introducendo criteri selettivi che ne condizionano l'accesso. L'esclusione parziale dal reddito, che varia a seconda della forma giuridica del percettore, non sarà più applicabile in modo generalizzato, ma diverrà prerogativa delle sole partecipazioni qualificate come "significative". La qualifica, in particolare, si ottiene superando una doppia soglia alternativa: si deve infatti possedere almeno il 5% del capitale della società che distribuisce gli utili, oppure detenere una partecipazione il cui valore fiscale sia pari o superiore a cinquecentomila euro. Una modifica che, di fatto, delinea un trattamento differenziato tra il piccolo risparmiatore e l'investitore istituzionale o di dimensioni rilevanti.
L'allineamento tra plusvalenze e dividendi
La revisione non si ferma agli utili distribuiti, ma opera un riallineamento sistematico, intervenendo anche sul regime delle plusvalenze realizzate sulla cessione delle stesse partecipazioni. Il legislatore ha infatti ritenuto necessario evitare che uno stesso Titolo possa godere di trattamenti fiscali divergenti a seconda che il guadagno per l'investitore provenga dalla distribuzione di utili o dalla vendita della quota. Questa razionalizzazione, che comporta l'adeguamento del cosiddetto regime Pex, mira a rimuovere potenziali incongruenze e a creare un quadro normativo più coerente, sebbene maggiormente articolato e condizionato al rispetto di parametri precisi. L'insieme di queste modifiche fiscali, destinate ad entrare in vigore dal prossimo anno, rappresenta dunque un cambiamento di rotta per la tassazione dei redditi da capitale, orientato a privilegiare le posizioni di investimento di lungo periodo e di una certa consistenza.




