Trump preme per una tregua più lunga, ma il Cremlino frena: «Speranza infondata»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tregua tra Russia e Ucraina, quella finestra di soli tre giorni che va dal 9 all’11 maggio, potrebbe non restare così angusta. Donald Trump, parlando dalla Casa Bianca, ha lasciato intendere con chiarezza – e non è la prima volta che usa toni personali e diretti – che un’estensione «significativa» del cessate il fuoco sarebbe non solo auspicabile, ma anche un passo concreto verso una stabilizzazione del conflitto. «Potrebbe essere e sarebbe bello se durasse di più», ha detto il presidente americano, sottolineando poi il costo indicibile di questa guerra: «25.000 giovani soldati uccisi al mese. È la cosa peggiore dalla Seconda guerra mondiale in termini di vite umane». Un dato, quest’ultimo, che Trump ha utilizzato per rafforzare la necessità di fermare le ostilità, senza però addentrarsi in tecnicismi negoziali.

Il no del Cremlino: «Non dipende solo da lui»

La speranza di una tregua prolungata, però, si scontra subito con il realismo di Mosca. Yuri Ushakov, consigliere presidenziale russo, ha definito «infondata» l’attesa di Trump per un cessate il fuoco che vada oltre l’11 maggio. «Ma lui ci spera – ha aggiunto Ushakov in una dichiarazione ripresa dall’agenzia Tass – e perché no? Ci sta lavorando». Un’apertura di cortesia, forse, ma non un impegno. Il punto nodale, ha precisato il consigliere, è che l’estensione «non dipende solo da lui, bensì anche dalle altre due parti». Ushakov ha comunque ricordato che l’attuale tregua – quella breve, simbolica, dal 9 all’11 maggio – è stata raggiunta dopo due giorni di telefone tra le amministrazioni russa e americana. Un lavoro diplomatico intenso, certo, ma ancora lontano da una svolta duratura.

Europa-Russia, il ghiaccio scricchiola: ma chi fa la prima mossa?

Sullo sfondo, un altro movimento, silenzioso ma potenziale, riguarda i rapporti tra Unione europea e Russia. Il Financial Times riporta che António Costa, presidente del Consiglio europeo, vedrebbe «potenziale» per riaprire un canale con Vladimir Putin. Lo stesso Putin, secondo il quotidiano britannico, sarebbe disponibile a parlare con Bruxelles, ma senza mai compiere il primo passo. Una posizione attendista, tipica del Cremlino, che sembra voler misurare fino in fondo la volontà europea di scongelare un rapporto interrotto dall’invasione dell’Ucraina. Il ghiaccio, insomma, scricchiola, ma nessuno ci cammina sopra con decisione.

Bombardamenti e prigionieri: la tregua tiene a malapena

Nonostante l’entrata in vigore del cessate il fuoco, il quadro rimane fragilissimo. Lo stesso Putin ha dichiarato che «la guerra volge al termine», ma intanto Kiev ha continuato a denunciare bombardamenti russi nelle ore precedenti all’accordo. Una tregua di tre giorni – quella concordata con la mediazione americana – difficilmente può reggere senza incidenti di confine o provocazioni. Trump, nel suo intervento, ha anche auspicato uno scambio di mille prigionieri per parte, quasi a voler dare un contenuto umanitario a una pausa che rischia di restare solo un atto formale. L’estensione, per ora, resta un’ipotesi sulla carta.

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