Falliti i colloqui Usa-Iran a Islamabad, Vance accusa Teheran: “Niente impegno sul nucleare”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sono naufragati, dopo oltre venti ore di interlocuzioni serrate, i negoziati tra Stati Uniti e Iran ospitati nella capitale pakistana, Islamabad. A dare l’annuncio della rottura – prima di rientrare immediatamente in patria – è stato il vice presidente americano J.D. Vance, il quale ha puntato il dito contro quella che ha definito l’assenza di una promessa definitiva da parte di Teheran riguardo all’abbandono del programma nucleare. Alla mancata garanzia sulla bomba atomica, ha aggiunto Vance, si è accompagnato anche il rifiuto iraniano di riaprire lo stretto di Hormuz, un passaggio cruciale per i traffici petroliferi globali. Il confronto, che pure rappresentava il primo faccia a faccia a così alto livello dal 1979 – l’anno della rivoluzione islamica che rovesciò lo scià –, si è concluso con una dichiarazione secca del numero due della Casa Bianca: “Questa è la nostra proposta finale migliore”. Dall’altra parte, il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Qalibaf, non ha offerto segnali di cedimento, lasciando intendere che le posizioni restano ancora distanti.

Il faccia a faccia storico con Qalibaf e la versione di Teheran

L’incontro, il primo a questo livello diplomatico dopo decenni di gelo assoluto, era stato accolto con cautela da entrambe le parti. Tuttavia, la rottura è arrivata al termine di una maratona negoziale che molti osservatori avevano giudicato già in salita. Secondo la versione diffusa dalla televisione di Stato iraniana – ripresa dall’emittente qatariota Al Jazeera – sono state le “richieste irragionevoli” degli Stati Uniti a far fallire il tavolo. Teheran ha ribadito che nessuno, fin dall’inizio, si aspettava un accordo dopo un solo round di colloqui: “Era evidente – ha dichiarato una fonte ufficiale – che non dovevamo aspettarci di raggiungere un'intesa in una sola sessione”. Una presa di distanza che ha accentuato il clima di scontro, nonostante le apparenze di una trattativa ripresa dopo mesi di silenzio.

Le minacce sullo stretto di Hormuz e lo scenario del blocco navale

Proprio lo stretto di Hormuz resta il punto più caldo della tensione. Il comando americano sostiene che alcune navi abbiano già iniziato un’opera di sminamento nelle acque; circostanza che Teheran smentisce con decisione, minacciando anzi di intervenire con durezza. “Qualsiasi tentativo da parte di navi militari di attraversare lo stretto incontrerà una ferma risposta”, ha avvertito l’Iran, lasciando intendere una possibile reazione militare. Intanto, il presidente Donald Trump – che siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno dopo la sua rielezione – ha alimentato ulteriormente le tensioni ripostando un articolo apparso sul sito “Just the News”, nel quale si ipotizza un blocco navale contro la Repubblica islamica. Il piano, ancora vago nei contorni, prevedrebbe un controllo della marina statunitense lungo la rotta che porta agli scali iraniani, esercitando così una pressione non solo sul regime ma anche sui Paesi che utilizzano quella via d’acqua, come Cina e India.

Trump: “Forse accordo, forse no”. E l’Iran avverte sui dazi cinesi

Al termine della prima giornata di colloqui – che si erano aperti con un cauto ottimismo – lo stesso Trump ha commentato l’esito incerto con una frase lapidaria: “Forse ci sarà un accordo, forse no. In ogni caso, non fa nessuna differenza per me”. Una dichiarazione che ha fatto da contrappunto alla linea più dura espressa da Vance. Sul fronte delle ritorsioni economiche, Trump ha aggiunto un ulteriore elemento di pressione: la minaccia di imporre dazi al 50% alla Cina qualora Pechino continuasse a inviare armi all’Iran. Un avvertimento che lega il dossier nucleare alle dinamiche commerciali globali, mentre l’Iran ribadisce la propria intenzione di continuare a dialogare “nonostante le divergenze”. Il fallimento di Islamabad lascia così aperta la strada a nuovi possibili scenari di conflitto, con lo stretto di Hormuz trasformato in un polverone pronto a esplodere.

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