La Cina valuta aiuti all’Iran tra forniture e componenti missilistiche, la Russia condivide intelligence con Teheran

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il conflitto in Medio Oriente, giunto al suo settimo giorno, potrebbe presto assumere una dimensione ancor più complessa e preoccupante per gli equilibri globali. Stando a quanto riferito da fonti dell’intelligence statunitense citate dalla Cnn, la Cina starebbe valutando la possibilità di fornire all’Iran un sostegno che va ben oltre la mera diplomazia. Pechino, secondo tre persone informate sulla questione, potrebbe essere pronta a inviare a Teheran non solo assistenza finanziaria ma anche pezzi di ricambio e componenti utili per i programmi missilistici. Il tutto, però, mantenendo ufficialmente una posizione di distanza dal conflitto in corso. Il gigante asiatico, la cui dipendenza dalle forniture energetiche iraniane è nota e significativa, si troverebbe così a dover bilanciare i propri interessi strategici con la necessità di non apparire come un attore direttamente coinvolto nelle ostilità. Le stesse fonti, tra l’altro, aggiungono che Pechino avrebbe esercitato pressioni su Teheran affinché venga garantita la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, lo snodo cruciale attraverso cui transita una parte sostanziale del petrolio mondiale e la cui recente instabilità ha già fatto impennare il prezzo del greggio.

Il Cremlino e la condivisione di informazioni sensibili per colpire le forze armate statunitensi

Parallelamente alle indiscrezioni sul possibile ruolo della Cina, emergono con sempre maggior convinzione elementi che indicherebbero un coinvolgimento più attivo e diretto della Russia a fianco dell'Iran. Il Washington Post, citando tre alti funzionari dell'amministrazione americana, ha rilanciato l'ipotesi che Mosca stia fornendo a Teheran informazioni di intelligence preziose per individuare con precisione le forze statunitensi dispiegate nella regione. Si tratterebbe, in particolare, della condivisione di dati satellitari in grado di localizzare navi da guerra e aerei militari americani, un'assistenza che consentirebbe all'Iran di sopperire alle proprie carenze in fatto di sistemi di sorveglianza autonomi. Se confermata, questa cooperazione rappresenterebbe un salto di qualità nel rapporto tra i due paesi, legati già da tempo da scambi in ambito militare che hanno visto Teheran rifornire Mosca di droni per il conflitto in Ucraina. Non è chiaro, al momento, quale contropartita il Cremlino possa ottenere per questo supporto, che di fatto lo pone in una posizione di scontro indiretto con Washington, nonostante le assicurazioni pubbliche del portavoce Peskov, secondo cui quella in Medio Oriente “non è la nostra guerra”.

La posizione della Casa Bianca e la dura replica di Trump sui negoziati

Mentre si infittiscono i retroscena su questi possibili allineamenti, la risposta della Casa Bianca non si è fatta attendere, arrivando dritta e priva di ambiguità dai canali social del presidente Donald Trump. Il leader americano, attraverso la sua piattaforma Truth Social, ha di fatto chiuso la porta a qualsiasi ipotesi di soluzione diplomatica che non contempli la capitolazione totale dell'avversario. “Non ci sarà alcun accordo con l'Iran se non la resa incondizionata”, ha scritto Trump in un messaggio che ridisegna i contorni dell'azione militare, allontanando lo spettro di negoziati e aprendo di fatto a uno scenario di confronto prolungato. Parole, queste, che seguono di poche ore le dichiarazioni del segretario alla Difesa Pete Hegseth, il quale aveva prefigurato una campagna dalla durata di diverse settimane, e che si inseriscono in un'escalation retorica in cui il presidente è arrivato persino a coniare lo slogan “Make Iran Great Again”, paragonando il futuro della repubblica islamica dopo una resa al suo celebre motto elettorale.

L’intensificarsi degli attacchi e le ripercussioni sullo Stretto di Hormuz

Sul terreno, la situazione continua a degenerare con un’escalation di violenza che non accenna a diminuire. Nuove ondate di missili sono state lanciate dall'Iran verso obiettivi israeliani e basi statunitensi nella regione, mentre Israele ha annunciato attacchi su larga scala nel cuore di Teheran. L'aviazione israeliana, secondo quanto riportato, avrebbe già sganciato migliaia di ordigni dall'inizio delle ostilità. Le conseguenze di questo conflitto, però, travalicano i confini dei diretti contendenti. Il blocco di fatto e la forte instabilità nello Stretto di Hormuz stanno provocando ripercussioni pesantissime sul mercato energetico globale, con il prezzo del petrolio in netto aumento. Un'esplosione ha recentemente colpito una nave cisterna al largo del Kuwait, e la Turchia ha riferito che i sistemi di difesa della Nato hanno intercettato un missile balistico iraniano diretto verso il suo spazio aereo, un episodio che, seppur non abbastanza grave da far scattare l'articolo 5 del trattato atlantico, testimonia il rischio concreto di un allargamento del conflitto.

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