Attacco russo su Zaporizhzhia, raid americani in Iran e petrolio a 90 dollari: la giornata di tensioni globali
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Redazione Esteri
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Soccorritori al lavoro tra le macerie di un condominio, mentre gli abitanti osservano sgomenti ciò che resta delle loro case e una donna scoppia in lacrime davanti allo scheletro del palazzo che fino a poche ore prima era il suo rifugio. Nel contesto dell'offensiva russa contro l'Ucraina, giunta al millesimo cinquecentonovantottesimo giorno di guerra, il bilancio di un nuovo attacco aereo con bombe guidate si consuma a Zaporizhzhia, città che da mesi è nel mirino delle forze di Mosca e che oggi paga un prezzo altissimo in termini di vite umane e distruzione.
Le immagini che giungono dall'Ucraina orientale raccontano una realtà fatta di polvere, vetri infranti e un dolore palpabile, con i residenti che si stringono attorno ai vigili del fuoco impegnati a mettere in sicurezza l'area e a cercare eventuali dispersi tra i cumuli di detriti.
La nuova ondata di raid americani contro l'Iran
Mentre l'Ucraina continua a subire la pressione dell'esercito russo, il tabellone delle crisi internazionali si arricchisce di un nuovo, preoccupante capitolo in Medio Oriente. Di ritorno da New York, dove aveva assistito alla finale dei Mondiali di calcio tra Spagna e Argentina, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato ai giornalisti che gli Stati Uniti hanno colpito duramente l'Iran in onore dei soldati americani caduti in un precedente attacco di Teheran contro basi statunitensi in Giordania.
Il numero delle vittime, ha precisato lo stesso Trump, si attesta tra due e tre militari, anche se le cifre esatte restano ancora da definire con certezza. L'operazione militare non si è limitata a un singolo episodio, ma ha dato vita a una vera e propria ondata di attacchi che hanno preso di mira centri di comando militari, siti di difesa aerea e sorveglianza costiera, infrastrutture per il lancio di droni e le reti di comunicazione strategiche della Repubblica Islamica.
Lo Stretto di Hormuz e il rincaro del greggio
La risposta armata di Washington, che arriva in un momento di fragilità diplomatica già messa a dura prova dalle tensioni accumulate nelle ultime settimane, ha immediatamente innescato una reazione a catena sui mercati energetici globali, con il prezzo del petrolio che ha superato la soglia dei 90 dollari al barile.
L'impennata del greggio, con il Brent che viaggia intorno ai 90,5 dollari, è stata alimentata anche dalla notizia di una nave in fiamme nello Stretto di Hormuz, a nord-ovest dell'Oman, un episodio le cui cause sono ancora al vaglio delle autorità locali ma che ha contribuito ad alimentare i timori per la sicurezza di uno dei punti nevralgici del traffico petrolifero mondiale.
La combinazione tra gli attacchi americani sul suolo iraniano e l'incidente navale ha spinto i trader a prezzare il rischio di un'interruzione delle spedizioni attraverso quel corridoio strategico, attraverso il quale transita una fetta considerevole del greggio destinato ai mercati occidentali e asiatici.
Le ripercussioni sui mercati finanziari
Lo scenario internazionale, sempre più frammentato e incandescente, si riflette inevitabilmente anche sull'umore delle borse, con le piazze europee che si preparano ad aprire le contrattazioni in leggero rialzo ma con cautela, mentre i futures americani oscillano tra il +0,06% dell'S&P 500 e un timido -0,05% del Dow Jones. L'attenzione degli investitori resta concentrata sull'evoluzione del conflitto in Medio Oriente e sulle possibili ritorsioni di Teheran, che potrebbero allargare ulteriormente il fronte dello scontro e mettere a repentaglio la stabilità di un'intera regione.
In questo contesto, il future sull'Eurostoxx50 segna un +0,08%, un movimento modesto che tradisce però l'ansia di chi osserva gli sviluppi di una crisi che, da un giorno all'altro, potrebbe trasformarsi in un nuovo terremoto finanziario globale. L'alta tensione nello Stretto di Hormuz fa da sfondo a una giornata che si preannuncia densa di incognite, con il petrolio che tiene banco e le diplomazie di mezzo mondo chiamate a fare i conti con l'escalation militare decisa dall'amministrazione Trump.




