Nona notte di raid Usa in Iran, colpite due petroliere nello Stretto di Hormuz

Nona notte di raid Usa in Iran, colpite due petroliere nello Stretto di Hormuz
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Si infittisce la crisi in Medio Oriente con il nono attacco consecutivo delle forze statunitensi contro obiettivi iraniani, una scia di sangue e distruzione che si allunga sullo Stretto di Hormuz, dove sono state colpite due petroliere, e che si estende alle infrastrutture strategiche della Repubblica Islamica.

Mentre il Comando Centrale degli Stati Uniti conferma la nuova offensiva, lanciata per ridurre le capacità militari di Teheran e mettere in sicurezza le rotte commerciali, il presidente Donald Trump ha voluto dedicare l'operazione ai soldati americani caduti in un precedente attacco in Giordania, un chiaro segnale che la ritorsione è ormai diventata sistematica.

La nona offensiva consecutiva del Centcom

Il Comando Centrale, noto come Centcom, ha reso noto tramite il proprio account X (ex Twitter) che la nuova ondata di attacchi è iniziata alle ore 19 locali, ovvero l'una della notte in Italia. Si tratta della nona serata di fila in cui le forze statunitensi prendono di mira il territorio iraniano. Il messaggio del Centcom è lapidario e inequivocabile: "Tali attacchi continueranno a ridurre le capacità militari iraniane impiegate per colpire navi commerciali e marittimi civili in transito nello stretto di Hormuz".

Le operazioni, secondo quanto riferito, sono state portate a termine con successo, confermando la volontà di Washington di mantenere alta la pressione su Teheran fino al raggiungimento degli obiettivi strategici prefissati. Le basi di lancio e i centri di comando sarebbero stati i principali bersagli di questa ennesima ondata, che mira a paralizzare la struttura operativa delle forze armate iraniane, le quali non hanno cessato di rispondere al fuoco, bersagliando a loro volta le postazioni americane e provocando ulteriori vittime tra i militari statunitensi.

Petroliere in fiamme e nuove minacce per la navigazione

L'attenzione mondiale è però concentrata sullo Stretto di Hormuz, un punto nevralgico per il trasporto del greggio, dove la tensione si è trasformata in un pericolo concreto per la navigazione. Secondo quanto riportato dall'Ukmto, l'ente marittimo britannico, un'imbarcazione è andata a fuoco nella zona, a nord-ovest di Kumzar, in Oman. Le successive verifiche hanno confermato che si tratta di due petroliere finite nel mirino durante gli scontri, un episodio che rischia di compromettere gravemente la sicurezza di una delle vie d'acqua più trafficate al mondo.

Non è ancora chiaro se le imbarcazioni siano state colpite direttamente da Teheran o se siano state danneggiate in azioni di fuoco incrociato con le forze navali americane, ma il fatto che i raid statunitensi siano ufficialmente giustificati con l'esigenza di proteggere il traffico mercantile rende la situazione paradossale e pericolosamente instabile. Il governo di Teheran, dal canto suo, ha sempre difeso il diritto di controllare lo Stretto e di reagire a quelle che definisce "provocazioni" militari occidentali.

La strategia militare Usa e il coinvolgimento di Israele

Le mosse della Casa Bianca sembrano essere coordinate su un doppio binario: da un lato gli attacchi aerei a tappeto contro le postazioni iraniane, dall'altro un massiccio rafforzamento della presenza aerea nella regione. Il New York Times ha rivelato l'intenzione di Washington di inviare in Medio Oriente un contingente di caccia F-16 e jet stealth F-35, un dispiegamento di forze che dimostra come l'Amministrazione Trump consideri l'opzione militare non solo praticabile, ma necessaria per piegare la resistenza iraniana.

Questa escalation non riguarda però solo gli Stati Uniti: i media israeliani riferiscono che l'Idf, le forze di difesa israeliane, si sta preparando a partecipare a una nuova campagna militare americana contro l'Iran, segno che il conflitto potrebbe allargarsi coinvolgendo altri attori regionali.

I raid non si sono limitati alle basi militari: secondo alcune fonti, sarebbe stato colpito anche il cantiere della centrale nucleare in costruzione a Darkhovin, nel sud-ovest del Paese, un obiettivo di straordinario valore simbolico e strategico che rischia di minare per anni il programma atomico iraniano e di inasprire ulteriormente la reazione di Teheran.

L'offensiva e le ripercussioni in tutta la regione

L'Iran non ha certo assistito passivamente a questa pioggia di bombe. Le rappresaglie si sono susseguite senza sosta, con le forze iraniane che hanno preso di mira le basi americane sparse nei Paesi del Golfo e del Medio Oriente, cercando di infliggere il massimo danno alle postazioni nemiche e di dimostrare che, nonostante l'inferiorità tecnologica, la loro capacità di risposta è ancora intatta. Questo continuo scambio di colpi sta trasformando la regione in un campo di battaglia permanente, dove i confini tra obiettivi militari e civili si fanno sempre più labili.

Le parole del presidente Trump, che ha dichiarato di aver "colpito duramente l'Iran in onore dei soldati caduti", legano idealmente la campagna militare in corso al recente attacco in Giordania che costò la vita a diversi militari statunitensi, trasformando una tragedia in una giustificazione per un'azione bellica che non mostra segni di cedimento. La comunità internazionale osserva con preoccupazione l'escalation, temendo che questa guerra totale, ormai dichiarata, possa avere conseguenze devastanti per l'economia globale e per la stabilità di un'area già martoriata da decenni di conflitti.

Ogni notte che passa, con le bombe che cadono su Teheran e le navi che bruciano nello Stretto, l'illusione di una soluzione diplomatica si allontana, lasciando spazio solo al fragore delle armi e al silenzio di chi non ha più voce.

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