Napoli, la notte di paura ai Campi Flegrei: sciame sismico con una scossa di magnitudo 3.1
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Redazione Interno
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La terra ha tremato nella notte, riaccendendo i timori in un’area vulcanica tra le più monitorate al mondo. Una scossa di terremoto, registrata con magnitudo 3.1 dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha avuto il suo epicentro nell’area dei Campi Flegrei, a una profondità molto superficiale di appena due chilometri, un fattore che ne ha amplificato la percezione. L’evento principale, che risale alle 00:51, è stato seguito da una serie di altre lievi scosse, confermando la dinamica di uno sciame sismico in piena evoluzione. I comuni che hanno avvertito con maggiore intensità il sisma, situati in prossimità del punto d’origine, sono stati Pozzuoli, Quarto e Bacoli, dove molti residenti, sebbene abituati a una sismicità di fondo, hanno trascorso ore di apprensione.
La comunicazione ufficiale e lo sciame in corso
“L’Osservatorio Vesuviano ha provveduto a comunicare a questa amministrazione che a partire dalle ore locali 00:51 del 26 ottobre 2025 è in corso uno sciame sismico nell’area dei Campi Flegrei”. Questa la nota ufficiale che ha dato il via a una notte di costante vigilanza. L’ente, che tiene sotto costante controllo il supervulcano flegreo, ha specificato come l’attività sismica sia proseguita per diverse ore, con i sismografi che hanno rilevato, in via preliminare, ben ventinove eventi. Di questi, la magnitudo massima è stata proprio quella di 3.1, con un margine di incertezza di più o meno 0.3, mentre molti altri sono stati di entità minore, classificati con magnitudo zero. La situazione, che viene costantemente aggiornata, ha creato uno stato di allerta tra la popolazione, con numerose persone che, prese dalla paura, hanno preferito trascorrere la notte in strada, un fenomeno che purtroppo si ripete in queste circostanze.
Il fronte sismico irpino, un’altra notte di inquietudine
Parallelamente ai eventi nell’area flegrea, un altro settore della Campania continua a essere interessato da un’intensa attività tellurica. La provincia di Avellino e l’Irpinia, infatti, stanno vivendo da quasi due giorni una sequenza di scosse, la più significativa delle quali, di magnitudo 4.0, si è verificata la sera precedente intorno alle 21:49. Quel terremoto, avvertito distintamente in un’area molto vasta, aveva già indotto molti a lasciare le proprie abitazioni, creando un clima di tensione che la successiva attività nella notte non ha fatto che confermare. Sebbene gli epicentri e i sistemi tettonici coinvolti siano assolutamente non collegati tra loro, la concomitanza temporale degli eventi contribuisce a disegnare un quadro regionale di particolare vivacità sismica.
Il ricordo e la vigilanza costante
La sequenza di eventi, specialmente in Irpinia, riporta alla memoria collettiva il ricordo del devastante sisma del 1980, una ferita mai completamente rimarginata per quelle comunità. La scossa di magnitudo 4.0, sebbene di energia di gran lunga inferiore, si è verificata a distanza di meno di un mese dall’anniversario di quella tragedia, un dettaglio cronologico che non sfugge e che acuisce la sensibilità generale. L’attenzione delle autorità e degli istituti di ricerca rimane massima su entrambi i fronti, con un monitoraggio continuo e dettagliato volto a registrare ogni più piccola variazione nei parametri, dalla sismicità al bradisismo nell’area flegrea, elementi cruciali per la valutazione dello stato del sistema vulcanico.




