Juventus, il ko del Milan non basta: contro il Verona già retrocesso è solo 1-1
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Redazione Sport
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Non basta la sconfitta del Milan nel pomeriggio per riaprire i giochi al terzo posto, perché la Juventus di Luciano Spalletti – nonostante un possesso palla a tratti asfissiante e un volume di occasioni da rete impressionante – si scontra contro il muro eretto da un Verona che, forte della matematica certezza della retrocessione in Serie B, gioca senza la pressione del risultato e anzi, con il cinismo tipico di chi non ha nulla da perdere, passa addirittura in vantaggio. E così, allo Stadium, la corsa della Vecchia Signora verso la Champions League subisce un freno inaspettato, trasformando quella che doveva essere una serata di aggancio a Milan e Napoli in un pomeriggio di amari rimpianti.
L'illusione del dominio e l'errore che cambia la partita
Per circa mezz’ora, il copione sembra seguire la sceneggiatura più scontata: la Juve spinge, il Verona arretra. Gli uomini di Spalletti, che schierano un tridente offensivo votato alla velocità e alla tecnica, confezionano un’occasione dietro l’altra. Francisco Conceiçao, di gran lunga il migliore in campo per i bianconeri, semina il panico sulla fascia destra, costringendo Lorenzo Montipò a interventi decisivi. A queste si aggiunge poi una traversa clamorosa di Gleison Bremer su cross di Pierre Kalulu, un colpo di testa che sembrava destinato a sbloccare il risultato e a indirizzare la partita sui binari del dominio schiacciante dei padroni di casa.
Ed è proprio quando la partita sembra in pugno, quando la folla spinge per il gol del vantaggio, che arriva la doccia gelata. Un disimpegno pigro e pericoloso della retroguardia juventina, con Bremer che si fa sorprendere nella costruzione dal basso, regala palla a Domagoj Bradaric. Lo ospite serve puntuale l’assist per Kieron Bowie, che di fatto buca Michele Di Gregorio. L’errore, in questo caso, non è solo tecnico, ma mentale: la mancata percezione del pericolo, quella che l’ex Allegri cerca di scacciare da settimane, si ripresenta puntuale nel momento più importante della stagione, vanificando ogni supremazia territoriale.
Vlahovic interrompe il digiuno, ma non basta per vincere
La reazione di Spalletti è immediata e chirurgica: dentro Dusan Vlahovic per Khephren Thuram già all’inizio della ripresa, con un conseguente cambio di modulo che spinge gli esterni altissimi e l’attaccante serbo a fare da boa in area. La mossa paga, seppur non nella maniera più classica. Poco dopo l’ora di gioco, il subentrato Vlahovic – reduce da un digiuno lungo 180 minuti – si incarica di una punizione dal limite dell’area e disegna una traiettoria perfetta aggirando la barriera, beffando Montipò e firmando l’1-1 che sembrava dover essere il preludio alla rimonta.
E invece, l’Allianz Stadium si trasforma in una gabbia. Il Verona, ormai arroccato nella propria metà campo con quella solidità orchestrata da Edmundsson, non concede più spazi. Conceiçao ci prova in tutti i modi, sfiorando il gol in due occasioni ravvicinate, ma Montipò si trasforma in un muro. E c’è spazio anche per la beffa finale, quando Edon Zhegrova colpisce il palo a pochi minuti dal novantesimo: un legno che sancisce, di fatto, l’ennesima occasione sprecata.
L’analisi di Cambiaso: il "killer instinct" che manca
A fine partita, Andrea Cambiaso – tra i pochi a salvarsi per intensità – non usa giri di parole nell’analizzare l’ennesimo stop che allontana la zona Champions. Il difensore, intervenuto ai microfoni di Sky Sport, parla chiaro e senza ipocrisie, prendendosi anche le sue responsabilità in una stagione difensivamente troppo ballerina per una squadra con le ambizioni della Juventus.
"A volte non c'è la percezione del pericolo – ha spiegato il numero 27 –. In alcuni casi sono stato anche io responsabile. Purtroppo abbiamo concesso tanti gol quest'anno, i dati parlano chiaro". Il riferimento di Cambiaso non si limita al singolo episodio, ma abbraccia una filosofia di gioco. Nel paragonare la propria squadra a chi vince realmente i campionati – un chiaro riferimento all’Inter ormai campione d'Italia – l’esterno bianconero sottolinea come la differenza la faccia quella cattiveria sotto porta che qui, purtroppo, sembra essere solo un optional. Con la consapevolezza che ora, con le tre partite che restano, non c’è più margine di errore.
Le pagelle: Bremer e Di Gregorio sotto accusa
Nelle valutazioni post-partita, i giudizi più severi sono inevitabilmente per i due artefici del gol subito. Michele Di Gregorio, teoricamente spettatore non pagante per gran parte del match, si fa sorprendere al palo sul tiro di Bowie: una botta che, seppur angolata, non sembra irresistibile, e che per un portiere di livello internazionale rappresenta una papera che pesa come un macigno sulla corsa Champions, influenzando negativamente il morale della difesa.
Ancora peggio fa Bremer, il quale – oltre al legno colpito che avrebbe potuto renderlo eroe – si macchia di un’ingenuità difensiva clamorosa nell’azione dello 0. Il brasiliano regala palla in una zona proibita, dimostrando quella distrazione fatale che Spalletti aveva cercato di bandire. Kalulu, invece, si prende un 5,5 di sufficienza: la buona occasione dal limite c’è, la coordinazione pure, ma l’eccesso di forza nel tiro lo ferma, in un contesto dove il Verona difendeva basso e lo spazio abbondava. La sensazione, alla fine, è quella di una squadra che non sa più essere cinica.




