Google archivia Project Mariner e punta su Remy, l’agente personale che vive dentro Gemini
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il gigante di Mountain View ha dismesso ufficialmente uno dei suoi esperimenti più ambiziosi nel campo dell’automazione intelligente, Project Mariner, per concentrare le risorse su una creatura più evoluta e pervasiva: l’agente Gemini, attualmente in fase di test con il nome in codice “Remy”. La piattaforma, che alcuni addetti ai lavori avevano imparato a conoscere per la sua capacità di navigare il web come farebbe un essere umano, è stata spenta il 4 maggio, come si legge nell’avviso pubblicato sulla pagina ufficiale del servizio. La tecnologia sviluppata per Mariner, quella capacità di eseguire comandi a più fasi interagendo con interfacce grafiche e pulsanti virtuali, non finirà però nel dimenticatoio: verrà invece assimilata all’interno del nuovo assistente e della cosiddetta “AI Mode”, segnando un passaggio di consegne piuttosto che una ritirata strategica.
A raccogliere il testimone di quella visione è infatti Remy, un progetto che i dipendenti di Google stanno già manipolando all’interno di una versione riservata dell’app Gemini. Descritto dalla documentazione interna come il “tuo agente personale 24 ore su 24 per lavoro, studio e vita quotidiana”, questo strumento mira a superare la dimensione statica del semplice chatbot per abbracciare un ruolo più attivo. A differenza dei suoi predecessori, che si limitavano a riassumere una lunga email o a buttare giù una bozza di testo, Remy è progettato per osservare ciò che conta per l’utente, impararne le preferenze nel tempo e intervenire direttamente nelle applicazioni connesse, agendo di fatto come un vero e proprio socio operativo. Un salto di qualità, questo, che riposiziona la società nella corsa agli agenti autonomi, un mercato reso incandescente dal recente successo di progetti alternativi come OpenClaw.
Bisogna considerare, nel valutare questa mossa, che Google sta rapidamente dismettendo le soluzioni basate esclusivamente sul browser – e Project Mariner ne era l’esempio più lampante – per abbracciare un’architettura profondamente integrata nel sistema operativo dell’assistente. Remy non dovrà più “guardare” uno schermo e cercare di capire dove cliccare, una procedura lenta e soggetta a errore; potrà invece attingere direttamente ai flussi di dati dei servizi Google per archiviare promemoria, effettuare prenotazioni o gestire la posta. Questo cambiamento di paradigma, dalla semplice automazione superficiale all’intervento strutturale, rappresenta il vero cuore dell’aggiornamento e spiega perché l’azienda abbia scelto di sacrificare un progetto pur innovativo come Mariner per accelerare su Remy.
Un agente proattivo contro OpenClaw: la guerra si sposta sull’autonomia
Il dibattito sulle intelligenze artificiali non riguarda più la loro mera capacità di generare testi o risposte, ma la quantità di lavoro autonomo che possono smaltire per nostro conto. E su questo fronte, la posta in gioco è altissima. Remy nasce proprio come risposta alle recenti的性能 mostrate da OpenClaw, quell’agente open source capace di impazzare per il computer restando in esecuzione continua, che ha costretto i big del settore a rivedere le proprie priorità. L’agente di Google, a differenza di quello che fu un fenomeno virale, punta tutto sulla sicurezza e sull’integrazione immediata: mentre altre soluzioni richiedono configurazioni complesse o espongono a rischi di injection, Remy agisce all’interno di un ecosistema protetto, dove l’utente conserva un cruscotto di controllo per supervisionare le azioni intraprese.
Le indiscrezioni rivelano che il team di DeepMind, guidato da tempo nella direzione di un assistente digitale universale, ha spinto affinché Remy fosse dotato di una memoria persistente e della capacità di gestire attività che richiedono giorni, come l’organizzazione di un viaggio o il monitoraggio di progetti lavorativi complessi. Al momento, il progetto è in una fase chiamata “dogfooding”, in cui sono i dipendenti stessi a fungere da cavie, e non esiste ancora una data certa per il rilascio al pubblico. È probabile, stando alle dinamiche tipiche del settore, che un primo assaggio ufficiale arrivi in occasione del prossimo evento Google I/O, dove gli agenti autonomi rappresenteranno il tema dominante.
L’addio a Project Mariner: una chiusura anunciata per far spazio al nuovo
La retorica aziendale, del resto, non ha mai nascosto che la sperimentazione di Mariner serviva a gettare le basi per qualcosa di più grande. Le sue capacità di navigazione—quella lentezza nel processare gli screenshot, quel click automatico sugli elementi delle pagine web—vengono ora considerate un collo di bottiglia tecnologico rispetto a un agente che vive nativamente all’interno delle app. Chiuse le danze su quel fronte, Google può ora riversare tutte le ingegneri e i fondi su Remy, il cui obiettivo dichiarato è trasformare Gemini in un “compagno digitale” sempre attivo. Un assistito, insomma, che non aspetta passivamente un comando, ma che sa riconoscere quando è il momento di intervenire, facendosi trovare pronto.
Questa transizione segna quindi un’evoluzione inevitabile: l’epoca degli assistenti passivi sta cedendo il passo a quella degli operatori proattivi. E se OpenClaw ha mostrato la strada dimostrando che la gente vuole macchine in grado di fare acquisti o compilare moduli al posto nostro, Google sta cercando di imbrigliare quella stessa energia rendendola un servizio di massa, pulito e perfettamente cucito addosso all’utente medio. La sfida, ora, è dimostrare che un’intelligenza così pervasiva possa rimanere al proprio posto senza mai scavalcare il confine della privacy, un aspetto su cui l’azienda sta giocando la partita più delicata.




