Il grattacielo diventa soprammobile: Lego cambia passo con New York e il Sega Mega Drive

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui i mattoncini colorati servivano esclusivamente a costruire castelli o astronavi, ma il colosso danese dell’intrattenimento ha da tempo virato verso un pubblico adulto, e la strategia – a giudicare dalle ultime uscite – sembra affinarsi ulteriormente. Dopo aver sperimentato con le linee ispirate ai grandi monumenti, dove la fedeltà architettonica era l’unica vera stella del copione, Lego Architecture ha infatti deciso di imboccare una deviazione piuttosto netta: quella dell’interior design. Il set dedicato a New York, presentato ufficialmente in questi giorni con il nome di “The Big Apple”, ne è la prova più lampante, trasformando la sagoma della metropoli in un oggetto d’arredo a tutti gli effetti, una sorta di stampa 3D da esporre in salotto o, volendo, in uno studio professionale che abbia bisogno di un tocco di carattere senza scadere nel banale.

A differenza dei vecchi diorami che puntavano tutto sulla riproduzione in scala esatta degli skyline, questo nuovo modello (che risponde al codice 21066) gioca la carta dell’astrazione e del bianco e nero, infrangendo quella che fino a ieri sembrava una regola non scritta del settore. L’elemento più sorprendente, lo si nota subito osservando le prime immagini, è la cornice: una sagoma nera a forma di mela (il celebre soprannome di New York, appunto) che racchiude un assemblaggio volutamente minimale dei simboli cittadini. Il Ponte di Brooklyn, il grattacielo Empire State, il One World Trade Center e persino la Statua della Libertà vengono riproposti in monocromia, interrotta soltanto dal giallo acceso di qualche taxi, quasi a voler distillare l’essenza caotica della città in un oggetto pulito ed elegante. Con i suoi 1.465 pezzi, certo, non è pensato per essere un passatempo veloce, ma piuttosto un rituale lento di assemblaggio; finito il lavoro, il risultato finale non urla “giocattolo”, ma sussurra “complemento d’arredo”, strizzando l’occhio a chi magari non ha mai comprato un set Lego in vita sua ma apprezza il design concettuale.

Parallelamente a questa torsione estetica verso la raffinatezza da esposizione, l’azienda non ha però dimenticato il cuore pulsante della nostalgia, anzi, lo ha cavalcato con un’operazione dal sapore completamente diverso, ma altrettanto geniale. È stata annunciata, infatti, la commercializzazione di un set dedicato al Sega Mega Drive, la console a 16 bit che, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, rivoluzionò il concetto di gioco domestico. Lego e Sega hanno messo a punto un kit da 479 pezzi che, a partire dal primo giugno, sarà disponibile sugli scaffali (e online) al prezzo di 39,99 euro, e che promette di far piangere di gioia i quarantenni cresciuti a sonic boom e spine ricciolate.

Nostalgia a 16 bit e dettagli da collezione per il Sega Mega Drive

Se la linea Architecture insegue un’eleganza senza tempo, il set della console insegue un’urgenza ben precisa: quella di fissare nella plastica un ricordo generazionale. Il designer Patrik, che ha curato il progetto per Lego, ha raccontato di ricordarsi ancora vividamente l’impatto che fece l’uscita del Mega Drive, definendola un’esperienza “surreale”; e proprio quella meraviglia ingenua, tipica di chi vide per la prima volta i poligoni spuntare su uno schermo casalingo, è ciò che si cerca di replicare qui. A differenza del mastodontico Nintendo Entertainment System uscito qualche anno fa, che richiedeva spazio e devozione assoluta, questo modello è molto più compatto, quasi da scrivania, ma non per questo meno ricco di dettagli.

L’operazione di replica, va detto, è stata eseguita con una meticolosità quasi maniacale: il set include non solo la console in sé, ma due controller a tre tasti (con tanto di filo, come voleva la tradizione) e una cartuccia perfettamente inseribile di Sonic the Hedgehog 2. E c’è di più: la scatola permette di scegliere se realizzare la versione giapponese/europea (Mega Drive) o quella americana (Genesis), grazie a un adesivo specifico che cambia la scritta sul frontale. È un dettaglio minimo, forse, ma che trasforma il prodotto in un oggetto di culto per i collezionisti, i quali potranno finalmente esporre in libreria un pezzo di storia dei videogiochi senza dover cercare un vecchio modello funzionante su eBay.

Un nuovo linguaggio per l’arredo e la memoria collettiva

La mossa di Lego, osservata da questa angolazione, appare doppiamente intelligente perché copre due fronti del mercato adulto contemporaneo. Da un lato, con il New York “mela nera”, l’azienda si rivolge a quel pubblico che vive l’architettura e il viaggio come status symbol silenziosi, persone che appenderanno il set al muro accanto a una stampa di Migliori o a un complemento firmato. È un prodotto che non chiede di essere giocato, ma contemplato; che parla il linguaggio del lusso minimale, dove il valore sta nel processo di costruzione meditativa più che nel risultato finale, anche se quel risultato è oggettivamente bello da vedere.

Dall’altro lato, il Mega Drive rappresenta l’esatto opposto: è un manufatto che esalta la funzione, la memoria tattile di quando si infilava la cartuccia e si premeva l’interruttore. È il trionfo del “lo riconosco perché c’ero”, un dispositivo che fa leva sulla biografia emotiva dell’acquirente. E se il primo (New York) si espone per far parlare di sé in una stanza, il secondo si posa sulla scrivania per parlare alla propria storia personale. Entrambi, presi insieme, raccontano di una maturità raggiunta dal mercato dei mattoncini: non più solo giocattoli, ma vere e proprie coordinate culturali per orientarsi nel presente.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.