Il duomo di Episcopio avvolto dalla pioggia e dal pianto per Gaetano Russo, ucciso mentre difendeva la figlia Cristina; e l’indagine interna per il selfie in cella di Andrea Sirica
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Redazione Interno
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Non l’hanno lasciato solo. Il feretro di Gaetano Russo, il panettiere di 61 anni ucciso nella notte tra il 2 e il 3 febbraio, ha percorso a piedi – sotto una pioggia insistente e silenziosa – la strada che dal suo negozio di piazza Sabotino, a Sarno, conduce alla cattedrale di Episcopio -1-4-8. Centinaia di persone, familiari in testa con le magliette bianche che portano stampata la fotografia sorridente di Gaetano e la scritta in rosso «Vogliamo giustizia per Gaetano», hanno accompagnato quel viaggio che sapeva di congedo senza pace -1-10. Dentro la chiesa, gremita fino all’ultimo banco, il silenzio veniva squarciato a intermittenza dai singhiozzi di Filomena Belmonte, la moglie, che a un certo punto – raccontano i presenti – si è inginocchiata davanti alla bara e l’ha abbracciata, mentre accanto a lei stavano i figli Raimondo, Maria Angela e quella Cristina, la diciannovenne che quella notte il padre ha letteralmente salvato dalla furia di Andrea Sirica, il trentacinquenne – o forse trentaquattrenne, le fonti oscillano – ora detenuto nel carcere di Fuorni -1-5-8.
È stata proprio Cristina a salire sull’altare, e la sua voce ha rotto per un momento quella coltre di afasia che avvolgeva i presenti. Ha ricordato che il padre preferiva costruire piuttosto che parlare, che «ha sempre detto che avrebbe dato la vita per noi figli e per la sua amata moglie, e l’ha fatto davvero» -1. Ha detto che non entrerà in questa chiesa per il battesimo della prima nipotina, e che lei, Cristina, non avrà più un padre che la accompagni all’altare -1. Poi ha chiesto giustizia, e la folla ha risposto con un applauso lungo e commosso. Don Antonio Calabrese, il parroco che ha officiato il rito, ha ricordato invece quante volte Gaetano apriva il suo negozio – e soprattutto il suo cuore – per dare da mangiare a chi era nel bisogno, e tra quei volti c’era anche quello di Andrea Sirica, un uomo che il panettiere aveva più volte aiutato con denaro e cibo e che quella notte lo ha massacrato di coltellate -1-8.
I quindici colpi inferti e il silenzio dell’indagato davanti al gip
L’autopsia, eseguita dal medico legale Francesca Consalvo su incarico della Procura di Nocera Inferiore, ha quantificato quella furia in numeri esatti: quindici coltellate, di cui almeno nove concentrate sull’addome, tutte fatali -3. La morte, secondo i primi accertamenti, deve essere sopraggiunta in pochi istanti; Gaetano Russo, probabilmente, non ha avuto nemmeno il tempo di comprendere fino in fondo ciò che stava accadendo, e men che meno di difendersi -3. Le indagini, coordinate dal pm Federica Loconte, dovranno ora fare chiarezza anche sulle condizioni psicofisiche di Sirica, che davanti al gip Giuseppe Palumbo si è presentato confuso, agitato, e si è avvalso della facoltà di non rispondere, chiedendo di essere interrogato in un secondo momento -5. Il magistrato ha già disposto una perizia tossicologica e psichiatrica per verificare la capacità di intendere e volere al momento del fatto, un accertamento che potrebbe rivelarsi dirimente nella definizione del quadro giudiziario -5.
Il cellulare in cella e il selfie con il fratello Daniele che ha innescato le verifiche interne
Mentre la città osservava il lutto cittadino proclamato dal sindaco Francesco Squillante, e mentre in duomo sedevano tra i banchi anche il vicepresidente della Provincia Giovanni Guzzo e il consigliere regionale Sebastiano Odierna, un’altra vicenda – parallela e a suo modo altrettanto inquietante – si consumava all’interno della casa circondariale di Fuorni -1-2-10. Andrea Sirica, appena entrato in carcere, sarebbe riuscito a farsi fotografare insieme al fratello Daniele, già detenuto nello stesso istituto dal gennaio 2025 per rapina -2-6-9. Lo scatto, che ritrae il presunto assassino con evidenti ecchimosi al volto riportate durante la cattura, è finito sui social – addirittura su un profilo Instagram poi rimosso – ed è stato rilanciato dal deputato Francesco Emilio Borrelli, che ha chiesto alla direzione penitenziaria di avviare verifiche immediate -2-6.
La direzione del carcere, retta da Carlo Brunetti, ha aperto un’indagine interna per accertare la provenienza del dispositivo mobile, il momento in cui il selfie sarebbe stato scattato e, soprattutto, le modalità che ne hanno consentito la fuga all’esterno -2. Un episodio che, al netto della sua gravità specifica, aggiunge ulteriore complessità a una vicenda giudiziaria già densa di elementi drammatici, dalla ferocia dell’aggressione alla richiesta – espressa dalla figlia della vittima e dai cittadini radunati in piazza – che il corso della giustizia segua il suo iter senza sconti e senza omissioni -1-6.




