Il duomo di Episcopio gremito e la città sotto la pioggia per l’addio a Gaetano Russo, ucciso per difendere la figlia: la lettera di Cristina e l’indagine interna sul selfie in carcere di Andrea Sirica

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Un lungo corteo silenzioso, partito dal negozio di alimentari di piazza Sabotino, ha attraversato via Bracigliano sotto una pioggia insistente che non ha scoraggiato la folla. Il feretro di Gaetano Russo, il panettiere di 61 anni ucciso nella notte tra il 2 e il 3 febbraio scorsi, è stato accompagnato a piedi fino alla cattedrale di Episcopio, dove nel pomeriggio si sono celebrati i funerali. Centinaia di persone hanno atteso l’arrivo della bara davanti alla concattedrale di San Michele Arcangelo, stringendosi attorno alla moglie Filomena Belmonte e ai tre figli Raimondo, Maria Angela e Cristina, la diciannovenne che il padre ha messo in salvo prima di essere sopraffatto dalla furia del suo assassino. L’amministrazione comunale, con un decreto del sindaco Francesco Squillante, aveva proclamato il lutto cittadino, e molti tra i presenti indossavano una maglietta bianca: sul petto campeggiava il volto sorridente di Gaetano, mentre sul retro spiccava in rosso la scritta «Vogliamo giustizia per Gaetano».

Il racconto della figlia e l’omelia del parroco

Pochi istanti prima dell’inizio della celebrazione, un gesto muto e denso di dolore ha rotto l’attesa: Filomena si è inginocchiata davanti al feretro, l’ha abbracciato e vi è rimasta accanto senza riuscire a parlare. Ma il momento di maggior commozione è giunto quando Cristina è salita sull’altare per leggere una lettera indirizzata a quel padre che non potrà accompagnarla all’altare, né vedere nascere la prima nipotina. Ha ricordato come Gaetano preferisse «aiutare piuttosto che apparire, costruire piuttosto che parlare», e ha ribadito, senza usare parole di rancore, che quell’uomo è morto da eroe. Il parroco, don Antonio Calabrese, nell’omelia ha sottolineato la generosità silenziosa del 61enne, un uomo che – è emerso anche dai racconti dei fedeli – più volte aveva aperto la sua bottega a chi era nel bisogno, donando cibo e denaro. Tra i banchi della cattedrale, accanto ai familiari, sedevano il vice presidente della Provincia Giovanni Guzzo e il consigliere regionale Sebastiano Odierna, mentre all’esterno la città osservava il raccoglimento.

Quindici coltellate e un’aggressione senza scampo

Il quadro emerso dall’autopsia, condotta dal medico legale Francesca Consalvo su incarico della Procura di Nocera Inferiore alla presenza di un perito di parte, ha restituito la ferocia dell’aggressione. Gaetano Russo è stato raggiunto da quindici colpi di coltello, dei quali almeno nove all’addome; ferite profonde, concentrate in una regione vitale, che non gli hanno lasciato scampo. La morte, secondo i primi accertamenti, sarebbe sopraggiunta in pochi istanti, tanto da impedire qualsiasi reazione. Quel massacro è avvenuto sotto gli occhi di Cristina, la quale ha dichiarato, nei giorni successivi, di aver visto Sirica colpire suo padre senza mostrare un attimo di esitazione. Per i risultati analitici completi si dovranno attendere i novanta giorni previsti dalla prassi, ma il referto preliminare ha già cristallizzato una dinamica nella quale la vittima non ha avuto neppure il tempo di difendersi.

Un selfie dal carcere e l’indagine interna a Fuorni

Mentre la famiglia Russo si preparava al saluto, un’altra vicenda ha aggiunto elementi di complessità alla cronaca giudiziaria. Andrea Sirica, il trentacinquenne – l’età è stata variamente indicata nelle prime ricostruzioni ma convergente attorno ai 34-35 anni – fermato per l’omicidio, è detenuto nel carcere di Salerno a Fuorni. Qui, dopo l’ingresso, sarebbe stata scattata una fotografia che lo ritrae insieme al fratello Daniele, già ristretto nella stessa casa circondariale per altri reati. L’immagine, circolata sul web e rilanciata anche dal deputato Francesco Emilio Borrelli, ha spinto la direzione del penitenziario, guidata da Carlo Brunetti, ad aprire un’indagine interna. Il nodo non riguarda soltanto la presenza di un dispositivo mobile non consentito all’interno della struttura, ma anche le modalità con cui lo scatto sia potuto uscire e finire sui social. I vertici del carcere stanno verificando la compatibilità dello sfondo con le celle di Fuorni e, soprattutto, la tempistica: Sirica aveva scelto il silenzio davanti al giudice per le indagini preliminari, ma all’interno del penitenziario avrebbe già avuto modo, stando alle ricostruzioni non ancora verificate, di mettersi in posa accanto al fratello.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.