Il papa a Luanda tra miseria e speranza, l’appello ai giovani: «Restate in Africa»
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Redazione Esteri
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L’ultima mattinata camerunense di papa Leone XIV, trascorsa tra la messa celebrata all’aeroporto di Yaoundé – erano le 9.30 locali, le 10.30 in Italia – e il commiato da una folla che lo aveva accolto con un entusiasmo cresciuto giorno dopo giorno, ha preceduto il decollo del volo papale diretto verso Luanda, capitale dell’Angola. L’arrivo, previsto per le 15 ora locale (le 16 in Italia), segna l’inizio della terza tappa di un viaggio apostolico africano che, dopo Algeria e Camerun, condurrà il pontefice fino alla Guinea Equatoriale, ultima destinazione prima del rientro. In Angola, dove resterà tre giorni, il programma prevede oggi la visita di cortesia al presidente João Lourenço, seguita dall’incontro con le autorità del Paese, mentre domenica e lunedì saranno dedicati rispettivamente alla messa a Kilamba e a quella a Saurimo, senza dimenticare il passaggio al Santuario di Muxima.
Il bagno di folla di Douala e l’università di Yaoundé
Il giorno della partenza dal Camerun aveva regalato al pontefice un’accoglienza straordinaria: prima la messa a Douala, dove oltre 120mila fedeli si erano radunati per ascoltarlo, poi l’incontro nell’ateneo cattolico dell’Africa Centrale a Yaoundé. Proprio in quell’occasione, rivolgendosi agli studenti, Leone XIV ha pronunciato un appello netto contro la tendenza migratoria – «quella che fa credere che il futuro migliore sia altrove» – invitando i giovani a restare nel proprio Paese e a servirlo, liberando il continente «dalla piaga della corruzione». La grandezza delle nazioni, ha aggiunto, non si misura nella ricchezza accumulata, ma nella capacità di resistere all’illusione che altrove sia sempre meglio.
Povertà e divisioni, la fotografia dell’Angola secondo il nunzio
L’Angola che accoglie ora il papa, spiega l’arcivescovo Kryspin Dubiel – nunzio apostolico nel Paese dall’estate 2024, originario della Polonia – è una nazione ferita da miseria, disuguaglianze sociali e dalle cicatrici della propria storia. Eppure, aggiunge il presule, non si riduce soltanto a questo: lo scorso anno l’Angola ha guidato l’Unione Africana, dimostrandosi un mediatore efficace tra Paesi in conflitto. La visita di papa Leone XIV, che oggi fa il suo ingresso a Luanda, porta con sé una domanda di speranza e riconciliazione in un contesto dove le divisioni interne e la povertà restano nodi cruciali. Il pontefice, nel suo stile asciutto e diretto, evita facili entusiasmi ma non rinuncia a nominare le piaghe: la corruzione, l’emigrazione giovanile, l’illusione dello sviluppo senza giustizia.
Tre giorni tra messe, santuari e il presidente Lourenço
Il programma angolano si snoda fitto: dopo l’incontro con João Lourenço e le autorità locali, domenica la messa a Kilamba – una delle aree urbane simbolo della recente espansione edilizia del Paese – e lunedì un’altra celebrazione a Saurimo, nel cuore della regione diamantifera. Nel mezzo, la visita al Santuario di Muxima, luogo di devozione popolare molto sentito. Il pontefice non si lascia andare a generalizzazioni, né a giudizi sommari: parla ai giovani, agli studenti, ai fedeli radunati nelle periferie di Douala come in quelle di Luanda, e lo fa con frasi che aggrediscono le coscienze senza però offrire ricette preconfezionate. «Servite il vostro Paese», ha detto in Camerun; e lo stesso messaggio, declinato nella realtà angolana, risuonerà nei prossimi giorni tra le messe e gli incontri istituzionali, prima della partenza per la quarta e ultima tappa del viaggio apostolico, fissata per la mattina del 21 aprile alla volta della Guinea Equatoriale.




