Mps, la vigilia dell’assemblea si infiamma: Blackrock vota Lovaglio, Vanguard resta con Palermo
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Redazione Economia
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Mancano poche ore all’assemblea dei soci di Monte dei Paschi di Siena – in programma per domani – e il clima che si respira non è mai stato così carico di tensione, se è vero che ogni ora che passa porta con sé un nuovo colpo di scena o una dichiarazione non ufficiale destinata a ribaltare i pronostici della vigilia. Ieri, complice un’indiscrezione destinata a fare presto il giro delle scrivanie della finanza milanese, si è saputo che Blackrock, il più grande gestore del mondo e azionista di peso dell’istituto senese con una quota che si aggira intorno al 5%, ha deciso di sostenere la lista alternativa presentata da Plt Holding, la quale, come noto, candida Luigi Lovaglio – l’amministratore delegato uscente – alla guida della banca. Una scelta, quella del colosso americano, che si aggiunge al precedente endorsement del fondo sovrano norvegese Norges Bank e che, di fatto, restituisce competitività a un fronte che fino a pochi giorni fa sembrava avere scarse possibilità di scalfire il consenso raccolto dalla lista del board.
L’esercito dei fondi e la controffensiva del cda
Proprio su questo versante, quello della lista cosiddetta “di palazzo” che sostiene la candidatura di Fabrizio Palermo come amministratore delegato e di Nicola Maione come presidente, il quadro degli schieramenti appare invece più definito, anche se non per questo immune da insidie. Da un lato, Vanguard – detentore di un 3% del capitale – insieme ad altri grandi investitori istituzionali americani come Calpers, il Teacher Retirement System of Texas e il New York City Comptroller, ha fatto sapere di voler votare la lista del cda, seguendo le indicazioni dei proxy advisor Iss e Glass Lewis che hanno giudicato quella soluzione come la più equilibrata per garantire una transizione fluida dopo l’acquisizione di Mediobanca. Dall’altro lato, però, la partita è resa complessa dal peso specifico di Delfin, il primo socio con il 17,5% del capitale, che potrebbe astenersi, lasciando così il campo a una sfida che si giocherà quasi esclusivamente sul voto degli investitori istituzionali.
Le quote in campo e le strategie dei grandi azionisti
Se si prova a fare il conto di ciò che porteranno i due schieramenti sotto la celebre Loggia dei Mercanti, si scopre che la lista del board, forte del 13,5% riconducibile a Francesco Gaetano Caltagirone e del sostegno di alcune casse di previdenza, si avvia a raccogliere – al netto dell’eventuale astensione di Delfin – un consenso superiore al 30% del capitale. Una soglia, questa, che sarebbe sufficiente per risultare vincente al primo turno di votazione, anche considerando che la lista di Plt Holding, nonostante il sostegno di Blackrock e di altri piccoli azionisti come Giorgio Girondi (patron di Ufi Filters, con circa il 3%), parte da una base molto più ridotta, attestabile intorno al 13%. Resta da capire, ed è questo forse l’unico vero elemento di incertezza che aleggia sulla vigilia, quale sia la reale consistenza dei pacchetti azionari depositati da questi grandi fondi per l’assemblea: non è detto, infatti, che la quota dichiarata in Consob corrisponda fedelmente ai voti effettivamente espressi domani.
Il valore strategico di una sfida apparentemente impari
Al di là dei numeri, però, la sfida tra Lovaglio e Palermo assume i contorni di una resa dei conti che va molto oltre il semplice rinnovo delle cariche sociali, toccando invece i nervi scoperti della governance della terza banca italiana. La lista presentata da Plt Holding, sebbene parta svantaggiata sul piano strettamente aritmetico – con un misero 1,2% del capitale raccolto direttamente dalla famiglia Tortora – rappresenta una leva negoziale potentissima nelle mani di chi vuole influenzare gli equilibri futuri, magari per ottenere posti nei comitati endoconsiliari o per condizionare le scelte strategiche successive all’integrazione con Mediobanca. Non a caso, l’assemblea di domani si presenta come un banco di prova fondamentale per valutare la tenuta del patto tra i soci di maggioranza e, soprattutto, per capire se il cambio al vertice proposto dal board – con un manager esperto come Palermo, proveniente da Acea – riuscirà a trovare quella sintesi tra continuità e rinnovamento che i mercati sembrano richiedere a gran voce.




