Mps, il futuro di Lovaglio è un rebus. Il cda prende tempo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, riunitosi mercoledì 22 gennaio, ha scelto una via dilatoria, rimandando al 28 gennaio la decisione sull'adozione del regolamento per il rinnovo delle proprie cariche. Una nota ufficiale, diffusa al termine della seduta, ha giustificato il rinvio con la necessità di "ulteriori approfondimenti", pur nell'intento dichiarato di approvare rapidamente il testo. La reazione dei mercati non si è fatta attendere: mentre i vertici discutevano, il Titolo della banca storica perdeva terreno in Borsa, segnando un calo dell'1,7% a Piazza Affari. Una flessione che riflette l'incertezza degli investitori di fronte a una governance ancora irrisolta, la quale si riverbera negativamente sulle valutazioni finanziarie.

Lo scontro societario sullo sfondo

Al centro del rinvio vi è, in realtà, il nodo cruciale rappresentato dalla riconferma dell'attuale amministratore delegato, Luigi Lovaglio, il cui mandato è in scadenza. Il comitato per le nomine del cda ha avanzato una proposta che, di fatto, escluderebbe Lovaglio dal processo di definizione della lista dei candidati, un segnale interpretabile come un primo passo verso la negazione di un secondo mandato per il triennio 2026-2029. Questo scenario si inserisce in un clima di forte tensione tra i principali azionisti, dove il gruppo Caltagirone, detentore di circa il 10% del capitale, sembra aver ritirato il proprio appoggio al manager, schierandosi su una posizione opposta rispetto a quelle di Delfin e del Ministero del Tesoro.

La questione strategica e il caso Freni

Le divergenze, che affondano le radici nella visione industriale della banca e nel suo futuro, specie in relazione alle ipotesi di integrazione con Mediobanca, trovano un parallelo significativo in un altro caso di nomina bloccata. Si tratta della mancata designazione del professore e sottosegretario Federico Freni, figura legata alla Lega, alla presidenza della Consob. Pur riconosciuta da più parti la sua indiscutibile preparazione tecnica, la sua candidatura è stata frenata. Motivo principale, secondo analisi politiche, sarebbe stato il passaggio diretto di un esponente politico schierato da un ruolo di governo a un'autorità di vigilanza sui mercati, una circostanza percepita come problematica per la necessaria terzietà dell'ente di controllo, a prescindere dalle qualità personali del candidato.

Un percorso in salita verso l'assemblea

Con l'assemblea per il rinnovo del consiglio già formalmente convocata per il 15 aprile, il tempo a disposizione per comporre le liste e trovare un equilibrio tra le diverse istanze societarie si fa sempre più breve. La posticipazione della decisione sul regolamento è dunque solo un palliativo, che sposta di pochi giorni un confronto ormai inevitabile sulla leadership. La partita, che vede contrapposti non solo uomini ma anche diversi modelli di sviluppo per l'istituto di credito, rimane quindi totalmente aperta, con il destino di Lovaglio che condiziona ogni mossa dei principali attori in campo e tiene sotto pressione l'intero valore della banca in Borsa.

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