Mps, il cda nomina Lovaglio ad e Bisoni presidente: maggioranza compatta, minoranza esclusa
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Redazione Economia
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Rocca Salimbeni, dopo la bufera scoppiata nelle settimane precedenti all’assemblea, ha ufficialmente cambiato passo. Il nuovo consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, riunitosi per la prima volta nella giornata di ieri, ha proceduto alla nomina dei vertici operativi e di presidenza, certificando una spartizione del potere che non lascia spazio ad ambiguità: a Luigi Lovaglio è stata affidata la carica di amministratore delegato e direttore generale, mentre il professor Cesare Bisoni, già alla guida di Unicredit, siederà alla presidenza. Si tratta di un esito, va detto, ampiamente preventivato dagli addetti ai lavori, soprattutto dopo il risultato, a dir poco sorprendente, dell’assemblea del 15 aprile, che ha visto la lista promossa da Plt Holding – espressione della famiglia Tortora – imporsi con il 49,95% dei voti, lasciando al palo la lista del cda uscente ferma al 38,79%.
Un voto a maggioranza che spacca il board
La seduta, come spesso accade in questi frangenti di transizione violenta della governance, non è stata una semplice formalità. Al contrario, ha messo in luce una frattura insanabile tra gli otto consiglieri della maggioranza (quelli di Plt Holding) e i sette espressione delle minoranze, tra cui figurano i sei rappresentanti della lista sostenuta dall'imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone e il consigliere di Assogestioni. La decisione di blindare i ruoli chiave – Lovaglio e Bisoni – è stata infatti presa esclusivamente con i voti della maggioranza; una circostanza, quest’ultima, che ha generato un immediato e aspro braccio di ferro. Le minoranze, che pure avevano accarezzato l’ipotesi di una governance più condivisa (si vociferava di una possibile presidenza a Corrado Passera o a Paolo Boccardelli), hanno risposto con il voto contrario o con l’astensione, lamentando, come riportato da fonti interne, un "annichilimento" privo di precedenti in una società quotata.
Lovaglio pigliatutto e le nuove vicepresidenze
L’operazione messa in atto da Luigi Lovaglio – che, non dimentichiamolo, solo poche settimane fa era stato revocato e licenziato per "giusta causa" dal vecchio board – è stata definita da più parti come un atto di forza totale, una sorta di "presa del palazzo" consumata senza alcuna concessione alla controparte. La sua rielezione, votata da tutti gli otto consiglieri della lista Plt (incluso il diretto interessato, Lovaglio stesso, e il neopresidente Bisoni), rappresenta la vittoria della linea dura di Pierluigi Tortora, che aveva costruito la sua scalata proprio sul carisma del manager capace di risanare la banca. Accanto al vertice, il cda ha ratificato anche le vicepresidenze: a ricoprirle saranno Flavia Mazzarella e Carlo Corradini, entrambi espressione della compagine vincente; ancora una volta, nessuna casella è stata destinata ai rappresentanti della lista perdente.
Equilibri interni e partite tecniche aperte
Se la politica dei vertici appare già scritta, restano ancora da definire alcuni dettagli operativi che contribuiranno a delineare i flussi decisionali futuri. La composizione dei comitati endoconsiliari – in particolare quelli per le Nomine, la Remunerazione, i Rischi e le Parti Correlate – è ancora in fase di definizione; nella prima riunione, stando a quanto trapela, il board ha provveduto solo alla nomina del presidente del comitato nomine, deferendo le altre decisioni a una prossima convocazione. Dall’altro lato, per Lovaglio si pone anche una questione meramente formale ma dal grande valore simbolico: per riappropriarsi ufficialmente delle deleghe di direttore generale (ruolo dal quale, tecnicamente, era stato sollevato), servirà una delibera specifica che annulli gli effetti del precedente provvedimento di licenziamento. Un passaggio burocratico, questo, che appare comunque una pura formalità, data la solida maggioranza di cui il manager dispone.




