Mps, il cda sceglie la lista per il dopo Lovaglio: in tre pronti alla successione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La partita per il futuro vertice di Banca Monte dei Paschi di Siena è ufficialmente cominciata, e si annuncia più complessa e articolata del previsto, con colpi di scena che arrivano fino dal cuore della governance dell’istituto. Il consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni, riunitosi in queste ore, ha messo nero su bianco la lista dei venti candidati che verrà sottoposta al vaglio dell’assemblea dei soci, convocata per il prossimo 15 aprile, per il rinnovo delle cariche sociali relative al triennio 2026. Una lista che, come ampiamente anticipato nelle settimane scorse e confermato all'unanimità dalle fonti, non contiene il nome dell'attuale amministratore delegato Luigi Lovaglio, segnando così una netta discontinuità rispetto alla gestione che ha portato la banca fuori dalle secche della crisi più profonda della sua storia secolare.

La decisione, maturata al termine di un confronto che dentro il board si è fatto a tratti teso, è stata approvata con undici voti favorevoli su tredici consiglieri presenti, con il solo voto contrario dell'interessato e di un altro membro, a testimonianza di una maggioranza compatta ma non unanime. Un’assenza significativa, quella della consigliera Barbara Tadolini, espressione di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che con il 17,5% rappresenta il primo azionista dell'istituto: una defezione che la dice lunga sulle frizioni generatesi attorno a questa esclusione. Il presidente uscente Nicola Maione, il cui nome è stato riconfermato in lista per la poltrona di presidente, ha lavorato assieme al comitato nomine presieduto da Domenico Lombardi per cucire un consenso attorno a una rosa che, di fatto, rimette in discussione gli equilibri emersi durante l'ultimo piano industriale.

Tre nomi per un posto: Palermo, Passera e Vivaldi in pole position

Se per la presidenza la continuità è garantita da Maione, per la casella del amministratore delegato si apre un ventaglio di possibilità che rende l'esito dell'assemblea tutt'altro che scontato. La lista del cda, infatti, non indica un singolo successore designato, ma include tre figure con i requisiti per ricoprire il ruolo di ad, lasciando di fatto ai soci e al futuro consiglio l'onere della scelta finale. Si tratta di Fabrizio Palermo, attuale amministratore delegato di Acea e con un passato da numero uno di Cassa Depositi e Prestiti; Corrado Passera, banchiere di lungo corso alla guida di Intesa Sanpaolo e Poste Italiane, nonché fondatore di illimity; e Carlo Vivaldi, ex manager di lungo corso di UniCredit con esperienze nei mercati dell'Est Europa. Una terna di primissimo piano che, a seconda degli equilibri che si creeranno in assemblea, potrebbe orientare la banca verso strategie future anche molto diverse tra loro.

Sulle ragioni profonde che hanno portato all'esclusione di Lovaglio, colui che ha guidato la banca dal febbraio del 2022 orchestrando la ricapitalizzazione e la successiva scalata a Mediobanca, pesano fattori complessi e intrecciati. Da un lato, l'ombra lunga dell'inchiesta della procura di Milano sul presunto concerto tra Delfin e il gruppo Caltagirone (secondo socio con l'11,5%) nella fase ascendente dell'ops su Piazzetta Cuccia: un'indagine in cui, come emerso anche da recenti audizioni parlamentari del procuratore capo, lo stesso Lovaglio avrebbe avuto un ruolo di supporto nell'operazione, esponendo la banca a rischi legali in caso di sviluppi giudiziari. Dall'altro, non sarebbero mancate le frizioni personali e strategiche tra il ceo e alcuni membri del board, in particolare con lo stesso Caltagirone, culminate in un serrato confronto sulle modalità di integrazione con Mediobanca e sul progetto di delisting della banca milanese, un'operazione che non avrebbe convinto tutti gli azionisti di peso.

I numeri del risiko e l'ombra di una contro-lista

Il quadro che emerge è quello di un risiko finanziario ancora in pieno svolgimento, dove la partita per la successione si intreccia inestricabilmente con i destini dell'offerta pubblica di scambio su Mediobanca, il cui iter prosegue regolarmente con l'obiettivo di chiudere l'istruttoria entro il 10 marzo. Nonostante il cambio al vertice, la banca ha infatti ribadito la continuità del processo di fusione, ma resta da vedere come i nuovi equilibri di governance influenzeranno i tempi e i modi dell'integrazione. A gettare ulteriore incertezza sul futuro prossimo è la concreta possibilità che venga depositata una seconda lista di candidati, promossa da alcuni soci di minoranza come l'imprenditore Giorgio Girondi, che potrebbe rimettere in gioco lo stesso Lovaglio o comunque proporre un'alternativa alla rosa ufficiale del cda.

La palla passa ora agli azionisti. L'assemblea del 15 aprile, forte delle nuove regole introdotte dalla Legge Capitali, si esprimerà con un voto per ogni singolo candidato, in una seconda votazione che potrebbe riservare sorprese e ribaltare gli equilibri definiti in cda. Il fronte dei grandi investitori istituzionali, che detengono oltre il 60% del capitale, rimane per ora in attesa, mentre il Titolo in Borsa ha accusato il colpo, registrando un calo in una seduta che pure vedeva il settore bancario in deciso rialzo: un segnale che il mercato non ha gradito l'uscita di scena di un manager artefice di una delle più significative operazioni di rilancio nel panorama bancario europeo degli ultimi anni. L'istituto più antico del mondo, dopo aver ritrovato la salute, si appresta ora a scegliere chi dovrà guidarlo nella prossima, delicatissima fase della sua esistenza.

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