Mps, la caccia ai voti nei palazzi della finanza e il rebus Lovaglio
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Redazione Economia
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A una settimana esatta dall’assemblea chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione, il board del Montepaschi ha convocato per oggi una riunione straordinaria – l’ennesima, in un clima di crescente tensione – con un ordine del giorno che ruota attorno agli “adempimenti connessi all’appuntamento con i soci del 15 aprile”. In pratica, si tratta di mettere a punto la documentazione definitiva, quella che dovrà essere sottoposta al voto degli azionisti; ma, come spesso accade in queste fasi, il vero nodo è un altro. Dietro le quinte, infatti, la lista espressa dal cda uscente sta sondando i grandi fondi, cercando di assicurarsi quelle preferenze che, almeno sulla carta, sembravano già scontate. Eppure, non è affatto così.
Il siluro dei proxy advisor e la lista Tortora
La partita, lo si capisce dagli ultimi sviluppi, si gioca su un doppio binario: da un lato le raccomandazioni di voto, dall’altro il peso reale degli azionisti attivisti. I due proxy advisor, Iss e Glass Lewis, hanno finito per appoggiare – pur con molti distinguo, va detto – la proposta del cda uscente. Una proposta che, nei fatti, esclude definitivamente l’ex amministratore delegato Luigi Lovaglio, l’uomo che aveva condotto in porto sia il risanamento della banca sia l’audace fusione con Mediobanca. Ma qui arriva la controffensiva di Pierluigi Tortora, azionista con una quota dell’1,2% (veicolata attraverso Plt Holding), che ha presentato una lista di maggioranza nella quale Lovaglio viene invece ricandidato come ceo. Tortora contesta Glass Lewis punto su punto: l’affermazione secondo cui non ci sarebbe stata “una reazione di mercato significativamente negativa all’annuncio di una lista priva dell’amministratore delegato” gli appare, per usare le sue stesse parole, “imprecisa”. E su un altro aspetto – l’indagine in corso riguardante l’ex ad – la sua critica è secca: un fattore qualificato come irrilevante non può, a suo giudizio, diventare decisivo per una raccomandazione di voto.
Le crepe nel fronte del consiglio
La lista del cda uscente, quella che candida Fabrizio Palermo come nuovo ad e Nicola Maione come presidente, ha dalla sua il sostegno formale dei proxy advisor; ma non è certo un’unanimità priva di ombre. Glass Lewis ha detto no alle liste di Tortora e di Assogestioni, ma le sue stesse risultanze – rileva Plt Holding – mostrano incoerenze tali da minare la credibilità del responso. E così, mentre il consiglio si riunisce in via straordinaria per limare gli ultimi dettagli documentali, la caccia ai voti si sposta nei salotti della grande finanza. I candidati della lista di maggioranza stanno già sondando i grandi fondi, uno a uno, cercando di blindare un’approvazione che, a questo punto, non è più data per scontata. D’altronde, il prossimo 15 aprile l’assemblea dei soci di Banca Mps vedrà quasi sicuramente passare la nuova compagine proposta dal vecchio cda, ma il margine – lo si capisce dalle polemiche – potrebbe rivelarsi più sottile del previsto.
Il peso dei numeri e le mosse dei piccoli azionisti
A complicare ulteriormente il quadro c’è poi il fronte degli azionisti minori, quelli che raramente fanno sentire la loro voce ma che in assemblee come questa possono rivelarsi determinanti. La lista di Assogestioni, bocciata da Glass Lewis, non ha certo il peso di quella di Tortora; ma l’1,2% di Plt Holding non è una cifra simbolica, anzi. E se a questo si aggiunge la polemica sulle raccomandazioni di Iss (“incoerenti”, le aveva già definite la stessa Plt Holding qualche giorno prima), si capisce perché il consiglio abbia sentito il bisogno di una riunione straordinaria a soli sette giorni dal voto. Non si tratta più soltanto di finalizzare documenti: si tratta di verificare, sul campo, quanti di quei grandi investitori abbiano davvero intenzione di seguire le indicazioni dei proxy advisor. Perché, si sa, tra una raccomandazione e una scheda elettorale il passo è breve, ma il distacco – a volte – è abissale.




