"Berlinguer" di Andrea Segre fa il pieno di candidature ai David di Donatello, sorpassando Sorrentino
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Con quindici nomination, lo stesso numero ottenuto da Parthenope di Paolo Sorrentino, Berlinguer di Andrea Segre si conferma il film più candidato ai David di Donatello 2025, ribadendo quella che non è solo una sfida artistica ma una vera e propria dichiarazione d’intenti. La pellicola, che ripercorre i giorni cruciali – e mancati – del Compromesso storico attraverso la figura del leader comunista Enrico Berlinguer, è presente in quasi tutte le categorie principali, dalla migliore regia alla sceneggiatura, passando per la colonna sonora e la fotografia. Un risultato che, al di là dei numeri, segna il culmine di un progetto ambizioso, capace di unire rigore storico e narrazione cinematografica.
Non è un caso che, accanto a Segre, emerga un’altra tendenza: la Sicilia, con i suoi registi e tecnici, torna a dominare le candidature. Daniele Ciprì, già autore de Il ritorno di Cagliostro insieme a Franco Maresco, è in lizza per la migliore fotografia, mentre altri siciliani – attori, sceneggiatori, costumisti – popolano le diverse categorie. «Siamo i megghiu i tutti», scherza Ciprì, citando quasi per ironia un vecchio stereotipo regionale. Ma i dati, questa volta, sembrano dargli ragione: l’isola, dopo anni di marginalità, torna a essere un punto di riferimento per il cinema nazionale.
Eppure, al di là dei singoli casi, la selezione di quest’anno fotografa un’industria in stallo. Le cinque pellicole candidate come miglior film – tra cui, oltre a Berlinguer, figurano lavori di Tecla Insolia e Margherita Vicario – raccontano un cinema vivo, ma privo di slancio. Nessuna opera, infatti, sembra in grado di scardinare gli equilibri o di proporre linguaggi davvero innovativi. È un panorama ordinato, quasi troppo prudente, che riflette le incertezze di un settore ancora in attesa di una svolta.




