Trani, il 17enne confessa l’omicidio di Cosimo Quagliarella: tre coltellate alla schiena, la difesa parla di “raid punitivo”
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Redazione Interno
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Sono ore convulse quelle che seguono il fermo del minorenne accusato dell’omicidio di Cosimo Quagliarella, il diciottenne di Andria morto dopo essere stato aggredito nella notte del 13 agosto 2026 in una pinetina alla periferia di Trani. Il ragazzo, diciassette anni, si trova ora nel carcere minorile Fornelli di Bari e risponde dell’accusa di omicidio volontario, un capo d’imputazione pesante che la difesa ha già provato a ridimensionare sostenendo la tesi del “raid punitivo” e della mancanza di intenzionalità.
È stato lo stesso minorenne a confessare, ammettendo la propria responsabilità materiale nei fatti, anche se gli inquirenti – coordinati dalla Procura per i Minorenni di Bari – stanno ancora ricostruendo l’esatta dinamica di quanto accaduto in quella che sarebbe dovuta essere una normale serata d’estate e che invece si è trasformata in un caso di cronaca nera destinato a scuotere l’intero comprensorio della Bat.
Le indagini e il racconto del fermato
Stando a quanto emerso finora dalle indagini condotte dai carabinieri, sarebbero stati tre i fendenti che hanno colpito la schiena di Cosimo Quagliarella; un dettaglio che fin da subito ha orientato le autorità verso l’ipotesi di un attacco violento e mirato, al punto da giustificare, almeno in questa fase, l’applicazione della misura cautelare per omicidio volontario.
Il minorenne, nel corso dell’interrogatorio, ha fornito la propria versione dei fatti, parlando di un movente legato a un tentativo di difesa personale e sottolineando come non ci fosse, a suo dire, la volontà di uccidere; circostanza, quest’ultima, che la difesa ha subito ripreso per sostenere la tesi alternativa del raid punitivo, una sorta di spedizione punitiva non premeditata che sarebbe degenerata in tragedia a causa dell’uso di un’arma da taglio.
I carabinieri, tuttavia, mantengono un profilo di rigoroso riserbo sulla posizione del fermato e sulle ulteriori verifiche in corso, consapevoli che il quadro probatorio è ancora in via di definizione e che il passaggio decisivo sarà rappresentato dall’esame delle prove tecniche e dei rilievi eseguiti sul luogo dell’aggressione.
Il coltello ancora introvabile
Uno degli aspetti che più sta tenendo impegnati gli investigatori riguarda la ricerca dell’arma del delitto: il coltello utilizzato per inferire i tre colpi alla schiena del giovane di Andria, infatti, non è stato ancora ritrovato, nonostante le battute di ricerca effettuate dai militari nell’area indicata dal diciassettenne abbiano finora dato esito negativo.
Questa mancanza rappresenta un elemento di criticità non trascurabile per la ricostruzione giudiziaria, poiché l’arma – una volta individuata – potrebbe fornire indicazioni preziose non solo sulla dinamica dei colpi, ma anche sulla eventuale premeditazione o, al contrario, sull’improvvisazione dell’atto violento.
Le ricerche proseguono senza sosta nella pinetina alla periferia di Trani, dove il cadavere del ragazzo è stato trovato nella mattinata del 13 agosto, e gli inquirenti non escludono di ampliare il raggio delle perlustrazioni anche nelle aree circostanti, nella speranza di recuperare un reperto che si sta rivelando decisamente ostico da localizzare.
Il contesto giudiziario e la posizione della difesa
Il fermo per omicidio volontario, disposto dalla Procura per i Minorenni di Bari, segna l’avvio di un procedimento che dovrà ora fare i conti con le peculiarità del rito minorile e con la necessità di accertare con precisione non solo la materialità del fatto, ma anche la capacità di intendere e di volere del giovane indagato al momento dell’aggressione.
La difesa, come anticipato, ha già impostato la strategia processuale sul tentativo di far prevalere la tesi del raid punitivo, un concetto che nel linguaggio giuridico sottende una reazione sproporzionata a un torto subìto, ma che non implica necessariamente un disegno omicida preordinato.
Se questa linea dovesse trovare riscontro nelle prove, la qualificazione giuridica del reato potrebbe subire una modifica nel corso dell’udienza di convalida del fermo; per ora, però, il quadro resta quello di un’accusa gravissima, che lascia poco spazio a letture attenuanti, in attesa che gli esami autoptici sul corpo di Cosimo Quagliarella e gli ulteriori accertamenti disposti dalla magistratura forniscano risposte più nitide sulla compatibilità dei colpi inferti con la tesi difensiva.
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