Trani, la difesa del 17enne: «Non volevo uccidere, mi sono difeso». La famiglia di Cosimo Quagliarella: «Fuori la verità»
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Redazione Interno
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C’erano vecchi rancori tra Cosimo Quagliarella, il diciottenne di Andria morto dopo essere stato accoltellato nella notte tra il 12 e il 13 agosto, e il diciassettenne di Trani che ha confessato di averlo ucciso. I due si conoscevano e, secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura per i minorenni di Bari, avrebbero avuto un interesse comune per una ragazza; un elemento che potrebbe aver alimentato la tensione, sfociata in un confronto finito nel sangue nella pinetina di via Andria, alla periferia di Trani.
Il minorenne, dopo essersi presentato in caserma accompagnato dal proprio legale, ha ammesso le proprie responsabilità, ma ha subito precisato di non aver agito con l'intenzione di uccidere, sostenendo di essersi difeso da un'aggressione.
La convalida del fermo e la custodia cautelare
Il gip del Tribunale per i minorenni di Bari, al termine dell'udienza di convalida, ha convalidato il fermo del diciassettenne, emettendo contestualmente un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il giovane, che si trova ora ristretto nell'istituto penale per minori «Nicola Fornelli» di Bari, dovrà rispondere di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, oltre che di rissa e porto abusivo di arma da taglio.
Secondo l'autopsia eseguita sul corpo della vittima, il diciottenne è stato colpito alla schiena da tre fendenti sferrati con una lama di circa 10 centimetri, un dato che conferma la violenza dell'aggressione.
La versione della difesa: «Una spedizione punitiva»
Attraverso il suo difensore, l'avvocato Enrico Alvisi, il diciassettenne ha fornito una ricostruzione dei fatti che si discosta nettamente dalla tesi accusatoria. Il legale ha parlato di una «spedizione punitiva» ai danni del suo assistito, il quale sarebbe stato aggredito da un gruppo di cinque o sei persone, alcune delle quali armate, mentre si trovava con amici per una grigliata nella pineta.
Il ragazzo, che secondo la difesa avrebbe riportato diverse contusioni, temendo per la propria incolumità anche a causa di precedenti minacce, avrebbe acquistato il coltello da un'armeria e lo avrebbe usato per difendersi. «Non volevo uccidere, mi sono difeso», avrebbe dichiarato il minorenne durante l'interrogatorio, una versione che gli investigatori stanno ora mettendo a confronto con le dichiarazioni dei testimoni e con le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella piazza.
L'arma del delitto, tuttavia, non è stata ancora ritrovata nonostante le ricerche effettuate dai carabinieri nel luogo indicato dal ragazzo.
La replica della famiglia e il clima nelle città
La ricostruzione fornita dalla difesa del minorenne è stata duramente respinta dalla famiglia di Cosimo Quagliarella, assistita dall'avvocato Francesco Di Marzio. «La ricostruzione non ha trovato riscontro negli atti di indagine, alla luce delle contestazioni mosse dagli inquirenti e dalla Procura», ha dichiarato il legale, sottolineando come l'utilizzo di un coltello di non piccole dimensioni e i plurimi colpi inferti alla schiena della vittima rendano più che giustificata l'ipotesi accusatoria di omicidio volontario.
La famiglia ha chiesto che venga fatta piena luce sulla vicenda, mentre a Trani e ad Andria il clima resta teso, con un silenzio che prevale intorno alla tragedia. Quagliarella viene descritto come un ragazzo tranquillo, sebbene cresciuto in un contesto familiare difficile, e secondo quanto emerso non risulterebbero precedenti a carico dei due giovani. La vicenda è stata fin da subito inquadrata come estranea a contesti di criminalità organizzata.
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