La morte di Cosimo Quagliarella, la confessione del minorenne: “Non volevo ucciderlo, mi sono difeso”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una serata di quelle che, sulla carta, dovevano essere normali, forse spensierate, si è trasformata in una tragedia destinata a lasciare il segno nell’immaginario collettivo della Puglia. Cosimo Quagliarella, diciottenne di Andria che aveva spento le sue candeline appena il 31 maggio, è morto all'alba di giovedì 13 agosto dopo essere stato raggiunto da tre coltellate alla schiena in una pinetina della periferia di Trani.

La sua vita, ancora piena di progetti e di quella particolare leggerezza che solo la giovinezza sa concedere, si è infranta contro la follia di un litigio probabilmente nato per futili motivi, o forse per una ragazza, come spesso accade in storie analoghe che popolano le cronache nere italiane.

A rispondere dell'omicidio, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, è ora un ragazzo di soli diciassette anni, un volto ancora infantile che contrasta violentemente con la gravità di quanto accaduto e che, davanti agli investigatori, ha pronunciato frasi che resteranno impresse negli atti del processo: “Sono stato io, ma non volevo ammazzarlo, mi sono difeso”.

Un tentativo di giustificazione che getta luce su una dinamica ancora tutta da decifrare, nella quale la differenza tra difesa e aggressione appare labile, quasi impercettibile, nascosta tra le ombre di quella serata di metà agosto e le pieghe della tensione che precede gli atti più estremi.

Il dramma nella pinetina e il racconto dell’autopsia

La ricostruzione dei fatti, ancora parziale e oggetto di indagine da parte della Procura per i Minorenni, si basa sulle testimonianze raccolte e sui referti medici, che hanno dipinto un quadro clinico drammatico e senza via di scampo per il giovane Quagliarella. Le ferite inferte, tre in totale, erano tutte concentrate sulla schiena, una circostanza che di per sé solleva interrogativi sull’effettiva natura della difesa invocata dall'indagato, visto che un corpo colpito alle spalle suggerisce una dinamica di fuga o di sorpresa piuttosto che di confronto faccia a faccia.

Il colpo mortale, tuttavia, è stato uno solo, ma terribile nella sua precisione: una lacerazione profonda e netta, prodotta da una lama tagliente di dimensioni consistenti, che ha raggiunto il torace trafiggendo un polmone e arrestandosi nei pressi del cuore. È stato questo il punto di non ritorno, l’istante in cui la sfida o la lite è definitivamente scivolata nella tragedia.

Il professor Biagio Solarino, dell’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari, ha eseguito l’autopsia sul corpo del diciottenne nel pomeriggio di oggi, fornendo ai magistrati e agli avvocati le prove scientifiche su cui si baserà la futura imputazione. Le sue analisi hanno confermato che la perforazione polmonare è stata la causa scatenante del collasso cardiocircolatorio che ha portato alla morte, avvenuta poche ore dopo il ferimento, nonostante i tentativi del personale sanitario di strapparlo alla sorte avversa.

Un esito, quello letale, che rende ancor più grottesco e drammatico il contesto: un gruppo di ragazzi riunito in un luogo appartato, una discussione degenerata probabilmente per motivi di gelosia o per uno sguardo di troppo, e un coltello che, portato con sé chissà con quale intenzione, ha trasformato una serata d’estate in un caso di cronaca giudiziaria che sconvolge due famiglie e intere comunità.

Fermato un minorenne, le accuse sono pesantissime

L’apparato giudiziario si è mosso con celerità sin dalle prime ore successive al decesso, e già nella giornata di venerdì gli agenti della Squadra Mobile di Bari, coordinati dalla procura ordinaria e da quella minorile, hanno notificato il fermo al diciassettenne ritenuto il responsabile materiale del gesto.

Il ragazzo, che al momento si trova rinchiuso nel carcere minorile di Bari, deve rispondere di omicidio volontario aggravato dall’uso di arma e dalla minorata difesa, oltre che di porto di coltello in luogo pubblico e di rissa, ipotesi di reato che delineano un quadro penale estremamente gravoso per un minorenne.

Le accuse, come si evince dagli atti, non lasciano spazio a interpretazioni benevole: si parla di volontà omicida, quantomeno nella forma del dolo eventuale, e l’aggravante del colpo alla schiena pesa come un macigno sulla eventuale tesi della legittima difesa, che il diciassettenne cerca invece di far valere nelle sue prime dichiarazioni spontanee rese davanti al giudice.

Il movente, secondo le prime indiscrezioni filtrate dagli ambienti giudiziari, sarebbe da ricercare in una lite scoppiata per una ragazza, il classico epicentro di tensioni spesso amplificate dall’alcol o dalla semplice baldanza giovanile. Un motivo che, per quanto futile possa apparire agli occhi di un adulto, ha assunto i contorni di una tragedia epocale per le famiglie coinvolte, gettando nello sconforto gli amici e i conoscenti delle due vittime, perché di due vittime si tratta: una che ha perso la vita e un’altra che, con ogni probabilità, perderà la propria giovinezza dietro le sbarre.

Le indagini sono ancora in corso, e gli inquirenti stanno ascoltando tutti i presenti alla serata per ricostruire minuto per minuto l’evoluzione della rissa, cercando di capire se il coltello fosse già in mano al diciassettenne prima dello scontro oppure se sia stato estratto in un momento di rabbia cieca, magari per intimorire, salvo poi essere usato con una violenza che nessuno dei presenti avrebbe potuto immaginare.

Il dolore di una comunità e la banalità della violenza

Il sindaco di Andria, Antonello Fortunato, che proprio in quei giorni si trovava in vacanza, ha voluto comunque esprimere un pensiero pubblico sulla vicenda, dimostrando come certe notizie riescano a trapassare qualsiasi schermo protettivo fatto di relax e distanza. Con un messaggio dal sapore amaro e profondo, ha ricordato che la morte di Cosimo Quagliarella, appena diciottenne, lascia un dolore che va al di là della semplice cronaca locale, toccando corde universali legate alla fragilità della vita e alla velocità con cui un progetto di futuro può essere cancellato da un gesto insensato.

“A quell'età si dovrebbe avere davanti un futuro pieno di sogni, non una pagina di cronaca”, ha scritto il primo cittadino, sottolineando come anche la lontananza fisica non possa attenuare il senso di smarrimento che pervade la collettività di fronte a un omicidio tanto assurdo quanto evitabile.

Le reazioni non si sono fatte attendere nemmeno a Trani, dove la pinetina teatro del delitto è stata perlustrata più volte dai carabinieri e dalla polizia scientifica alla ricerca di tracce utili all’identificazione di eventuali complici o testimoni. La dinamica, infatti, sembra coinvolgere un gruppo più nutrito di ragazzi, e non è escluso che possano emergere responsabilità anche per gli altri partecipanti alla lite, magari per non aver impedito il degenerare degli eventi o per aver fornito un supporto successivo al feritore.

Il fatto che il coltello fosse un'arma da taglio di discrete dimensioni, non certo un temperino da poco, solleva l’interrogativo su come un ragazzo di diciassette anni possa essere entrato in possesso di un oggetto del genere e, soprattutto, sul perché abbia deciso di portarlo con sé in un contesto di svago serale. Questioni a cui gli investigatori cercheranno di rispondere nelle prossime settimane, mentre la salma del giovane Quagliarella è stata già restituita alla famiglia per i funerali, che si terranno nella sua Andria, in un clima di silenzio e commozione.

Le indagini e il futuro del minorenne

Per il diciassettenne arrestato si apre ora un percorso processuale complesso, che dovrà fare i conti con la sua minore età e con le particolari garanzie previste dal codice penale per i soggetti sotto i diciotto anni. La difesa, che potrebbe puntare sulla tesi dell’eccesso colposo di legittima difesa o sull’affievolimento della capacità di intendere e volere al momento del fatto, avrà il compito di scardinare l’impianto accusatorio costruito dalla procura, che al momento appare solido grazie alle dichiarazioni dei testimoni e ai referti autoptici.

Il ragazzo, dopo la confessione iniziale rilasciata quasi in stato di choc, potrebbe decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere in sede di interrogatorio di garanzia, oppure potrebbe fornire ulteriori dettagli utili a mitigare la sua posizione, magari indicando eventuali provocazioni o minacce ricevute prima di estrarre il coltello.

Parallelamente, la procura per i minorenni dovrà valutare se richiedere la perizia psichiatrica per accertare la maturità emotiva del fermato e la sua effettiva capacità di rendersi conto della gravità delle proprie azioni, un aspetto che potrebbe influenzare in maniera determinante la condanna finale, che per i minori può prevedere pene ridotte ma non per questo meno afflittive, come il carcere o il collocamento in una comunità di recupero.

La sostanza, al netto di qualsiasi tecnicismo legale, rimane quella di un ragazzo che ha ucciso un coetaneo per una lite banale, e che ora, dinanzi alla macchina della giustizia, tenta di difendersi da un'accusa che rischia di travolgerlo per sempre.

Il processo, che si annuncia lungo e complesso, avrà il compito di fare chiarezza su una vicenda oscura, restituendo alla memoria di Cosimo Quagliarella almeno il rispetto di una verità giudiziaria, mentre le due famiglie, quella del morto e quella del carnefice, dovranno imparare a convivere con l’immane peso di una notte che ha cambiato le loro vite per sempre.

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