Tim, l’upgrade di S
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Redazione Economia
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L'agenzia S&P Global Ratings ha ritoccato al rialzo il rating creditizio di Telecom Italia (Tim), portandolo a "BB+" con un outlook stabile, e tale miglioramento – che di fatto segue di poche settimane le revisioni analoghe operate da Moody's e Fitch – si fonda su parametri finanziari che l'ex monopolista ha progressivamente consolidato dopo la separazione di Netco.
Gli analisti, nel motivare la scelta di alzare il giudizio di un notch, hanno sottolineato come la società sia riuscita a centrare gli obiettivi di bilancio per due esercizi consecutivi, dimostrando una capacità di generare flussi di cassa operativa tale da impattare positivamente sulla leva finanziaria: un risultato, quest'ultimo, che non era affatto scontato osservando il quadro macroeconomico generale.
A fronte di queste evidenze, il rapporto debito netto su Ebitda rettificato si è attestato a 3,5 volte nel 2025, mentre il rapporto tra free operating cash flow e indebitamento ha raggiunto il 5 per cento nello stesso arco temporale, segnali concreti di una gestione che ha saputo invertire le rotta dopo gli anni più difficili della transizione.
Un mercato italiano più razionale e la spinta del Brasile
Secondo la nota diffusa da S&P, sebbene il mercato domestico delle telecomunicazioni resti intrinsecamente competitivo, gli esperti rilevano un "panorama più razionalizzato", una condizione che – unita alle solide performance registrate sia nel segmento Enterprise sia in Brasile – permette di prevedere una crescita sostenuta degli utili e una robusta generazione di cassa nel prossimo biennio.
L'agenzia ha quantificato queste attese con cifre precise: la leva finanziaria rettificata dovrebbe scendere fino a 3 volte entro il 2027, mentre il rapporto free operating cash flow su debito dovrebbe attestarsi intorno all'8 per cento nel medesimo lasso temporale, due parametri che avvicinano progressivamente Tim alla tanto agognata categoria "investment grade".
Non si tratta, va detto, di semplici proiezioni ottimistiche: la controllata brasiliana ha infatti chiuso il terzo trimestre del 2025 con un utile netto in crescita del 50 per cento su base annua, trainata dall'efficienza operativa e dal controllo dei costi, mentre il mercato enterprise nazionale continua a performare meglio del proprio settore di riferimento per quattordici trimestri consecutivi.
La capacità di rispettare le guidance come elemento chiave
L'upgrade, spiega la società in una nota ufficiale, riflette la "comprovata capacità" del gruppo di rispettare le proprie guidance e il suo "ulteriore impegno" nel processo di riduzione dell'indebitamento, elementi che hanno convinto gli analisti a mantenere il giudizio stabile nonostante le pressioni competitive ancora presenti sul territorio nazionale.
Dietro a questa valutazione, c'è il lavoro di semplificazione della struttura industriale avviato dopo la cessione della rete fissa: nel 2025, primo esercizio completo con il nuovo perimetro, Tim ha centrato per il quarto anno consecutivo tutti gli obiettivi dichiarati, con ricavi totali in crescita del 2,7 per cento a 13,7 miliardi di euro e un Ebitda in aumento del 6,4 per cento.
Va notato, in particolare, l'andamento della divisione Enterprise, che ha registrato un incremento dei ricavi da servizi dell'8,6 per cento spinto dal cloud (con un balzo del 24 per cento) e dal contributo del Polo Strategico Nazionale, la cui incidenza è addirittura raddoppiata rispetto all'anno precedente.
Un profilo creditizio rafforzato e i margini per le pressioni future
Gli stessi analisti di S&P hanno riconosciuto che questo profilo creditizio rafforzato, unito all'impegno per la riduzione della leva, fornisce a Tim un margine di manovra sufficiente per assorbire eventuali shock competitivi senza mettere a rischio gli equilibri raggiunti, un aspetto tutt'altro secondario in un comparto dove la guerra sui prezzi è stata storicamente feroce.
La generazione di cassa, in particolare, ha permesso all'azienda di ridurre l'indebitamento finanziario netto rettificato after lease sotto la soglia dei 6,9 miliardi a fine 2025, portando la leva sotto 1,9 volte e creando le condizioni per discutere, in futuro, di una politica di remunerazione per gli azionisti.
L'outlook stabile, infine, incorpora l'aspettativa che Tim continui a concentrarsi sul miglioramento del business con i clienti nazionali, come dimostrato dalla stabilizzazione della base utenti e da ulteriori miglioramenti del ricavo medio per utente (ARPU), parametri che gli analisti monitoreranno con attenzione nei prossimi trimestri per confermare la bontà del giudizio appena espresso.




