Milano, arrestato il pirata della strada che ha ucciso Franco Bertolotti
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Redazione Interno
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L'ottantasette anni di Franco Bertolotti, un pensionato la cui vita si è bruscamente interrotta su un attraversamento pedonale di via Fratelli Bronzetti, sono stati il prezzo pagato per una fuga che, iniziata nel panico, si è consumata attraverso una lucida sequenza di occultamento. L'autore della morte, Karim Elsayed Shahin, un cittadino egiziano di ventinove anni, dopo aver investito l'anziano con il suo furgone Citroen Jumpy, non si è limitato a darsi alla fuga; ha invece compiuto una scelta che ha reso la sua condotta ancor più grave, sostando brevemente sulla scena del crimine. È sceso dal mezzo, si è mescolato tra i passanti accorsi per prestare i primi soccorsi e ha osservato, in un silenzio complice, i disperati tentativi di rianimazione messi in atto da un anestesista francese, fortuitamente presente. Solo il suono lontano delle sirene dell'ambulanza ha posto fine a quella macabra contemplazione, spingendolo a risalire sul veicolo e a svanire nel traffico cittadino, lasciandosi alle spalle una vita spezzata e una scia di interrogativi.
La caccia e la cattura nel retrobottega
Per quasi venti ore, le indagini degli agenti del Radiomobile della polizia locale hanno scandagliato il territorio, inseguendo le poche tracce lasciate dal fuggitivo. L'uomo, nel tentativo di sottrarsi alle ricerche, aveva spento il proprio telefono cellulare, un espediente che si è rivelato inefficace dinanzi alla tenacia degli investigatori. La mattina seguente, poco prima delle nove, il nascondiglio è stato scoperto: un retrobottega seminterrato di una lavanderia a Segrate, a pochi chilometri dal luogo della tragedia. Di fronte agli agenti, Shahin non ha opposto resistenza e ha ammesso le proprie responsabilità con una dichiarazione che suona più come una giustificazione che come un pentimento: «Sì, sono stato io. Ma dopo l’incidente ho avuto paura». Una paura che, secondo l'accusa, si è tramutata in un reato di omicidio stradale e nella consapevole decisione di abbandonare un essere umano in punto di morte.
Il giallo della patente e la rabbia dei cittadini
Accanto alla dinamica dell'investimento e della fuga, le indagini stanno ora cercando di far luce su un altro elemento cruciale, ovvero la posizione documentale del sospettato riguardo alla guida. Gli inquirenti, infatti, stanno esaminando con attenzione la validità della sua patente, un aspetto che potrebbe aggiungere un ulteriore tassello alla ricostruzione del profilo del pirata. Intanto, la città non è rimasta indifferente. La stessa via Bronzetti, teatro della morte di Bertolotti, è diventata per una sera il palcoscenico di un dolore collettivo e di una protesta silenziosa. Un presidio, organizzato dal movimento Città delle persone, ha portato in strada ciclisti e pedoni, la cui rabbia è stata condensata in uno striscione che chiedeva, senza mezzi termini, "quante morti ancora", denunciando una percezione della strada come di un'arena pericolosa.
Le conseguenze giudiziarie per l'automobilista
Karim Elsayed Shahin, dopo le formalità di rito, è stato condotto in carcere, in attesa che il procedimento giudiziario segua il suo corso. L'ipotesi di reato principale è quella di omicidio stradale, aggravata dalla circostanza della fuga, un elemento che la giurisprudenza considera con estrema severità in quanto manifestazione di un deliberato disprezzo per la vita della vittima. La sua ammissione di colpa, sebbene immediata al momento dell'arresto, dovrà ora confrontarsi con l'iter processuale, mentre la sua affermazione di essere stato sopraffatto dal panico sarà valutata alla luce delle sue successive azioni, tra cui lo spegnimento del telefono e la ricerca di un nascondiglio, che paiono indicare una fredda determinazione a eludere la giustizia.




