Barbareschi e Ranucci, lo scontro televisivo si fa personale

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Quello che, nelle scorse settimane, poteva apparire come un consueto attrito tra due personalità dello schermo si è ormai trasformato in un conflitto aperto e personale, caratterizzato da toni sempre più aspri e da reciproche accuse che vanno ben oltre la polemica giornalistica. Luca Barbareschi, raggiunto al telefono, ha infatti dichiarato di aver amato "moltissimo Milena Gabanelli", la quale "faceva una bella trasmissione", per poi aggiungere, con una distinzione netta e tagliente, che Sigfrido Ranucci "non la fa, è solo una persona che ama seminare zizzania". Un commento che, partendo da un apparente apprezzamento, si conclude con un giudizio severo sulla condotta professionale dell'attuale conduttore di Report, gettando benzina su una disputa nata da uno screzio in differita.

L'origine della disputa nei finanziamenti pubblici

La querelle, come spesso accade, affonda le sue radici in un'inchiesta giornalistica. Tutto è partito dalla puntata di Report andata in onda domenica 18 gennaio, la quale, al termine dei suoi servizi, ha affrontato la spinosa questione dei finanziamenti pubblici erogati al Teatro Eliseo – di proprietà dello stesso Barbareschi – nel periodo compreso tra il 2017 e il 2022, per una cifra complessiva di tredici milioni di euro. La trasmissione, condotta da Ranucci, ha chiuso il servizio con un'affermazione particolarmente dura, sostenendo che, stando a quanto emerge, "dovrebbe restituire otto milioni di euro". Una conclusione che, inevitabilmente, ha suscitato la reazione dell'interessato, il quale si è sentito colpito nel suo ruolo di imprenditore culturale oltre che di personaggio pubblico.

La provocazione in diretta e la sfida surreale

La risposta di Barbareschi non si è fatta attendere, ma ha preso una strada inaspettata e volutamente provocatoria, trascendendo il merito dei fatti per investire direttamente la persona del collega. In una controreplica apparsa sulle colonne del Corriere della Sera, l'attore e regista ha definito Ranucci "uno dei tanti finti eroi che poi finiscono nel nulla", lanciando poi una singolare sfida: "lo sfido a duello. A cazzotti o con la spada, scelga lui". Una dichiarazione che, al di là dell'evidente iperbole, segna un ulteriore innalzamento del livello dello scontro, spostandolo dal piano del confronto giornalistico a quello di un litigio personale dalle tinte quasi grottesche. D'altra parte, la provocazione era arrivata direttamente dallo schermo, quando, durante la puntata di "Allegro ma non troppo" – trasmessa, non a caso, subito dopo Report – Barbareschi aveva accusato Ranucci di spiarlo, superando, secondo molti, "un bel po' il limite" della polemica professionale.

Il botta e risposta al veleno tra accuse e repliche

Ranucci, dal canto suo, aveva replicato alle prime accuse nella successiva puntata del suo programma, rispondendo in chiusura a modo suo e smontando le argomentazioni dell'avversario con secca chiarezza: "Nessuno ti spia, otto milioni da restituire è scritto nelle sentenze". Un'affermazione che cerca di riportare il dibattito sui binari della concretezza giudiziaria, contrapponendo i documenti ufficiali alle sensazioni personali. Tuttavia, il tono generale dello scambio, fatto di espressioni come "seminare zizzania" o "finti eroi", lascia intendere come la partita si giochi ormai su un doppio piano: da un lato la sostanza delle inchieste e dei finanziamenti, dall'altro una lotta per l'immagine e l'autorevolezza pubblica, dove ciascuno tenta di definire i contorni dell'avversario. Il botta e risposta al veleno, iniziato due settimane fa, prosegue dunque senza mostrare segni di tregua, alimentato da interviste e repliche che ne allungano costantemente l'ombra.

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