Il risiko bancario torna a infiammarsi: Intesa Sanpaolo e Unipol lanciano un’opas da 30,6 miliardi su Mps

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Milano, ancora una volta, si conferma il palcoscenico principale del risiko finanziario italiano, sebbene le pedine in gioco disegnino una partita che travalica i confini nazionali per proiettarsi verso un confronto diretto con i grandi campioni europei del credito.

È di queste ore l’annuncio – destinato a riscrivere gli assetti del potere bancario – di un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria lanciata da Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena, un’operazione da circa 30,6 miliardi di euro che non solo spiazza gli inseguitori, ma svela una strategia a tenaglia orchestrata insieme a Unipol.

La cifra, come si legge nel comunicato ufficiale dell’istituto guidato da Carlo Messina, valorizza il titolo senese 10,091 euro per azione, riconoscendo un premio del 12,5% rispetto all’ultima chiusura di Borsa; un premio che, a conti fatti, incorpora un corrispettivo composto da 1,6 azioni ordinarie di nuova emissione di Intesa più un euro in contanti per ogni titolo portato in adesione.

L’obiettivo, dichiarato senza giri di parole dall’amministratore delegato Messina, è quello di creare un “leader europeo” nel Wealth Management e nell’Investment Banking, sfruttando la complementarità con Mediobanca – attualmente nel perimetro di Mps – e mettendo al riparo da incursioni estere il gioiello di Trieste, ovvero Assicurazioni Generali.

La struttura dell’offerta e l’accordo con Unipol

A differenza di altre mosse rimaste prive di concretezza economica, l’opas di Intesa Sanpaolo si presenta con una struttura finanziaria solida e immediatamente operativa, che mira a superare per tempo gli ostacoli normativi grazie a un patto parasociale di ferro siglato con Carlo Cimbri, presidente di Unipol.

Per gestire in maniera proattiva le eventuali problematiche legate all’Antitrust, l’accordo prevede che Unipol acquisisca – a un corrispettivo massimo di 3,5 miliardi – un perimetro di 635 filiali di Mps, insieme al marchio storico “Monte dei Paschi” e a gran parte delle strutture centrali, creando di fatto una nuova entità bancaria autonoma.

La compagnia bolognese, in un secondo tempo, proporrà a Bper (dove è azionista di riferimento) una fusione con questa nuova banca, dalla quale ci si attendono sinergie stimate in circa 800 milioni; ne nascerebbe un secondo polo del credito con oltre 2.600 sportelli, posizionandosi subito dopo il colosso guidato da Messina.

Quest’ultimo, inoltre, ha rassicurato gli investitori in merito al destino di Mediobanca e delle Generali: la partecipazione in Piazzetta Cuccia rimarrà all’interno del perimetro Intesa, mentre quella nel Leone (pari a circa il 3%) è stata acquisita con un’operazione temporanea coperta da derivati, proprio per evitare “interferenze” nella gestione e calmierare eventuali reazioni difensive.

La reazione della controparte: il “tentativo disperato” di Banco Bpm

La tempistica dell’operazione – annunciata a strettissimo giro di posta rispetto all’invio della lettera d’intenti da parte di Banco Bpm – ha scatenato la reazione piccata del duo Messina-Cimbri, i quali non hanno usato mezzi termini per descrivere la mossa dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna.

Durante la presentazione agli investitori, l’ad di Intesa ha derubricato la proposta di fusione alla pari avanzata da Banco Bpm a una sorta di “letterina d’amore” recapitata all’ultimo minuto, mentre il presidente di Unipol, Carlo Cimbri, ha parlato più esplicitamente di “tentativi di un innamorato disperato” destinati a poche chances di successo.

Al di là della pungente similitudine letteraria, la sostanza finanziaria dà ragione a questa lettura: l’offerta di Intesa è superiore in termini economici immediati (premio del 12,5%) e strutturata in modo da risolvere alla radice i problemi di concentrazione, laddove il progetto di Bpm appariva ancora liquido e privo di coperture operative.

Non è quindi un caso che il consiglio di amministrazione di Mps, riunitosi in serata, abbia preso atto di entrambe le proposte limitandosi a comunicare che “procederà alla valutazione”, senza però celare la consapevolezza che lo scenario di riferimento è mutato in profondità.

L’analisi di Salvatore Rossi: uno snodo decisivo

Sebbene nelle vicende umane e finanziarie, come ricorda l’economista ed ex direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi, non esista mai un “definitivo”, la portata dell’intervento del tandem Intesa-Unipol rappresenta oggettivamente uno snodo cruciale per il consolidamento tricolore.

Secondo quanto riportato dall’analisi di Rossi, vista dall’ottica del primo gruppo bancario del Paese l’offerta possiede una duplice valenza: da un lato assorbe un concorrente ingombrante (Mps) dopo anni di salvataggi e ricapitalizzazioni, dall’altro acquisisce una quota qualificata di Mediobanca, rafforzando la filiera del risparmio gestito e dell’investment banking senza dover mettere mano direttamente alla governance delle Generali.

Questa complessa architettura, che prevede anche un aumento di capitale da 2,5 miliardi per Unipol (già sottoscritto per metà dalle cooperative azioniste), sposta inevitabilmente l’attenzione sui prossimi passi della Banca Centrale Europea e delle authority di vigilanza, chiamate a pronunciarsi sulla compatibilità di un’operazione che, nelle intenzioni dei promotori, dovrà mantenere un’impronta prettamente industriale e nazionale.

Nessuna conclusione è ancora stata scritta, ma la partita entrata nel vivo nella calda domenica di giugno sembra aver imboccato un binario dal quale sarà difficile uscire senza aver ridisegnato completamente la mappa del potere bancario italiano.

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