Prezzi dei carburanti, rincari senza freni: il gasolio vola verso i due euro e c’è chi parla di speculazione
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Redazione Economia
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La corsa al rialzo dei prezzi dei carburanti, un’escalation che in pochi giorni ha portato il costo del diesel ampiamente sopra la soglia psicologica dei due euro al litro in molte regioni italiane, sta riaccendendo il dibattito sulla formazione delle tariffe alla pompa. Il gasolio, in particolare quello erogato in modalità servita, ha toccato punte superiori ai 2,2 euro in alcuni impianti toscani, come quello Ip di via del Bronzino a Firenze dove il self service ha comunque già abbondantemente superato quota 1,9 euro. Una dinamica dei prezzi, questa, che sta mettendo in allarme non solo gli automobilisti privati ma l’intera filiera produttiva, dai trasportatori ai commercianti, sollevando interrogativi sulla rapidità con cui gli adeguamenti vengono applicati rispetto all’andamento delle quotazioni internazionali. Sulle autostrade, poi, la situazione appare ancora più tesa, con il servito che in alcuni tratti si avvicina pericolosamente a quota 2,5 euro, un dato che ha spinto il Codacons a chiedere un intervento immediato delle autorità di controllo.
Un effetto a cascata sui bilanci familiari, tra diretto e indiretto
L’impatto di questi incrementi, che non risparmiano alcuna regione, non si limita al momento del rifornimento. L’ufficio studi di Adiconsum Cagliari, incrociando i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy con i flussi di consumo locali e gli indici Istat, ha quantificato in 480 euro annui l’aggravio di spesa per ogni nucleo familiare del cagliaritano, una stima che tiene conto sia dei costi diretti per la propria autovettura sia di quelli indiretti, generati dall’aumento dei prezzi di trasporto delle merci, l’85 per cento delle quali, in Sardegna, viaggia su gomma. Un effetto moltiplicatore, quello descritto dall’associazione, che rischia di tradursi in una contrazione violenta dei consumi domestici e che, qualora il gasolio dovesse attestarsi stabilmente a 2,15 euro al litro, potrebbe far lievitare il conto annuale fino a superare i 750 euro a famiglia.
Le associazioni dei consumatori puntano il dito contro le manovre sui listini
Di fronte a questi numeri, non sono poche le voci che gridano allo scandalo e ipotizzano condotte speculative. Adiconsum Sardegna, pur concentrandosi in una precedente occasione sul mercato del pellet, aveva già denunciato il meccanismo per cui un bene essenziale diventa oggetto di manovre atte a determinarne il rincaro, un modus operandi che, secondo alcuni, potrebbe ripetersi nel settore dei carburanti. L’Adoc parla esplicitamente di speculazioni, sottolineando come il paese disponga di riserve stoccate che dovrebbero essere in grado di ammortizzare le oscillazioni dei mercati internazionali, mentre Assoutenti ha già presentato un esposto all’Antitrust per far luce sulla disparità tra l’andamento del greggio e i listini italiani. Anche i benzinai, attraverso le loro sigle, cercano di fare chiarezza: il presidente dei gestori toscani di Confesercenti, Federico Valacchi, tiene a precisare che gli aumenti non dipendono dagli esercenti, i cui margini sono sostanzialmente fissi, ma dalle decisioni a monte delle compagnie petrolifere, e sollecita un’alta vigilanza da parte del governo affinché l’energia non torni a essere una tassa occulta.
L’allarme degli autotrasportatori e la richiesta di un credito d’imposta
A subire le conseguenze più pesanti di questi rincari, però, è il settore dell’autotrasporto, per il quale il costo del carburante incide in maniera determinante sui bilanci. Cna Fita parla di aggravio di costi che, per alcune imprese, ha già raggiunto qualche migliaio di euro in pochi giorni, un salasso che rischia di diventare insostenibile. L’associazione sottolinea come gli attuali rincari colpiscano scorte di carburante acquistate e raffinate mesi fa, un paradosso che renderebbe ancora più evidente la natura speculativa della manovra. Per questo motivo, gli autotrasportatori chiedono con urgenza un credito d’imposta straordinario, un sostegno diretto e immediato che possa attingere all’extragettito Iva generato proprio da questi aumenti, per calmierare i prezzi ed evitare che l’intera filiera produttiva venga messa in ginocchio. Una richiesta, questa, che si accompagna alla necessità di rivedere i meccanismi di rimborso delle accise, attualmente troppo lenti e burocratici per far fronte a un’emergenza che si consuma giorno dopo giorno.




