Medico virtuale, sette giovani su dieci chiedono già all'intelligenza artificiale

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un mal di testa che non passa, un dolore alla schiena, un problema di stomaco, un farmaco da banco. Per molti italiani il primo gesto è ormai prendere lo smartphone. E tra i giovani sta accadendo qualcosa di ancora più profondo: il 71,2% dei 18-34enni utilizza chatbot di intelligenza artificiale per cercare informazioni su piccoli disturbi e farmaci di automedicazione. Più di sette giovani su dieci.

Un rapporto che cambia prima della visita

La visita medica non è più un momento isolato. L'85,7% degli italiani consulta internet o l'AI prima o dopo l'appuntamento con il medico, e il 63,9% ha utilizzato informazioni trovate online per verificare la diagnosi o la terapia suggerita dal professionista. Tra chi verifica, il 62,7% ammette di aver messo in dubbio almeno una volta le raccomandazioni ricevute.

Il fenomeno più rilevante riguarda chi passa dal dubbio all'azione: il 14,1% degli italiani ha modificato o interrotto una terapia basandosi su informazioni trovate online, senza consultare il medico, e il 6% lo ha fatto più di una volta o sistematicamente. La ricerca documenta così il passaggio da un modello duale, medico-paziente, a un modello triangolare in cui l'informazione algoritmica diventa il terzo attore della relazione sanitaria.

Una frattura generazionale negli strumenti

La spaccatura tra generazioni è netta. Tra i giovani tra i 18 e i 34 anni l'AI ha già superato Google: il 72,9% la usa come primo strumento per cercare informazioni sulla salute, contro il 57,4% che preferisce il motore di ricerca tradizionale. Tra gli over 54 il rapporto si inverte drasticamente, con Google che domina al 93,1% mentre l'AI si ferma al 26,1%.

Non si tratta di una differenza marginale, ma di due modelli completamente diversi di rapportarsi all'informazione medica: i giovani dialogano con l'AI come fosse un consulente sempre disponibile, gli adulti mantengono l'approccio tradizionale della ricerca sui motori. A livello generale, il 42,8% degli italiani utilizza già l'AI generativa per informarsi sulla propria salute, facendone il secondo strumento dopo Google, che resta al 73,5%. Tra gli strumenti più utilizzati ci sono ChatGPT e Gemini, seguiti da Microsoft Copilot e Claude.

Il risparmio possibile e il divario da colmare

L'IA in sanità può generare fino a 22 miliardi di risparmi, secondo le stime citate dall'Anaao. Il dibattito sulla sanità italiana resta però da anni bloccato su un'unica domanda: quanti miliardi in più servono? È una domanda legittima, ma non è la sola. Il Documento Programmatico di Finanza Pubblica ha già quantificato il divario tra risorse assegnate e previsioni di spesa: 6,8 miliardi nel 2026, 7,6 miliardi nel 2027, oltre 10,7 miliardi nel 2028. Un divario che peserà soprattutto sulle Regioni, costrette a scegliere tra tagliare servizi e aumentare le tasse.

Il rapporto spesa sanitaria-Pil resta congelato al 6,4% fino al 2029, mentre il divario tra previsioni di spesa e finanziamento pubblico per il triennio 2027-2029 raggiunge complessivamente 30,6 miliardi di euro.

Troppa diagnosi, il rischio di un effetto collaterale

L'intelligenza artificiale promette di aiutarci a diagnosticare prima e meglio le malattie. Ma c'è una domanda che stiamo ponendo ancora troppo poco: quanti esami ci farà fare per arrivare a una diagnosi? È l'interrogativo sollevato dal Sole 24 Ore in un approfondimento dedicato al "pericoloso effetto collaterale" dell'IA in sanità. Il tema si intreccia con un'altra trasformazione in corso: l'AI, o meglio le società che hanno governato il suo sviluppo, stanno già agendo in modo soft ma progressivamente più pervasivo sulla nostra salute.

Una medicina senza medici, ma che difficilmente potrà salvarci da sola.

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