Famiglia nel bosco, tribunale conferma l'allontanamento dei minori e ordina una perizia
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Redazione Interno
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Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha formalizzato la decisione di mantenere i tre bambini, i cui genitori vivevano con loro in un casolare nei boschi del Chietino, presso la casa-famiglia che li ospita dal novembre scorso. La scelta, che segue una serie di audizioni e valutazioni, si fonda su un elemento ritenuto dirimente dagli organi giudicanti: l’atteggiamento dei genitori, giudicato poco collaborativo e caratterizzato da una rigidità educativa che di fatto impedisce un percorso condiviso con i servizi sociali. Non è dunque solamente lo stile di vita scelto dalla coppia, per quanto radicale, a preoccupare i magistrati; è piuttosto la chiusura a qualsiasi mediazione, quell’imposizione di regole e principi che non ammettono deroghe, a rendere al momento impraticabile un ritorno alla vita familiare. La madre, stando a quanto emerso, continua a imporre ai figli le proprie regole, un fatto che ha contribuito a rafforzare le perplessità degli operatori sulla possibilità di un reale cambiamento.
La perizia psichiatrica come strumento di accertamento
Proprio per valutare in profondità la dinamica familiare e le condizioni psico-affettive di tutti i componenti, il giudice ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio di natura psico-medica. Questo passaggio, che coinvolgerà sia i genitori che i figli, rappresenta un momento cruciale dell’indagine. La perizia, condotta da esperti nominati dal tribunale, avrà il compito di offrire una mappatura oggettiva degli equilibri relazionali, delle capacità genitoriali e del benessere psicologico dei minori, fornendo così alla magistratura elementi tecnici su cui basare le successive, decisive valutazioni. Si tratta di uno strumento volto a superare le mere impressioni, per ancorare la complessa vicenda a pareri specialistici.
Il contrasto sul progetto educativo e le visite limitate
Le divergenze tra la visione dei genitori e le indicazioni delle autorità preposte alla tutela dei minori si sono manifestate anche su altri piani concreti. La tutrice nominata dal tribunale, ad esempio, sta lavorando per iscrivere i tre bambini alla scuola pubblica del comune di Palmoli, un percorso considerato fondamentale per la loro socializzazione e istruzione. I genitori, però, si oppongono fermamente a questa prospettiva, rimanendo fedeli al loro principio di “unschooling”, un metodo educativo non strutturato che lascia ai figli la libertà di seguire i propri interessi, come giocare con gli animali o cucinare. Questa frattura, che tocca un diritto-dovere primario come l’istruzione, sottolinea ulteriormente la distanza tra le scelte della famiglia e il quadro normativo e sociale di riferimento. Anche i momenti di incontro tra genitori e figli, del resto, restano contingentati: durante le recenti festività, al padre è stato concesso solo di consegnare personalmente i regali e trascorrere poche ore con la famiglia riunita all’interno della struttura, senza possibilità di pasti comuni o di più ampi spazi di condivisione.
Un percorso giudiziario ancora in divenire
La vicenda, che ha attirato l’attenzione dei media per la sua singolarità, si configura dunque come un caso complesso dove il diritto dei minori a una crescita serena e conforme alle leggi dello Stato si scontra con scelte di vita estreme e apparentemente immodificabili. Il tribunale, operando con la cautela che contraddistingue queste materie, ha preferito approfondire ogni aspetto prima di prendere decisioni definitive sul destino dei bambini. L’esito della perizia psico-medica sarà, in questo senso, un tassello fondamentale. Per ora, l’unica certezza è la permanenza dei tre fratelli in un ambiente protetto, lontano dal casolare nel bosco, mentre gli adulti coinvolti devono confrontarsi con le richieste e le prescrizioni della magistratura minorile.




