Famiglia nel bosco, la Corte d'Appello conferma l'allontanamento dei tre figli
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Redazione Interno
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La Corte d'Appello dell'Aquila ha respinto il ricorso presentato dalla coppia anglo-australiana, vedendo così confermata la sospensione della responsabilità genitoriale e l'allontanamento dei tre figli minori. I giudici, nel provvedimento emesso, hanno ricostruito un iter che mette in luce una serie di criticità ritenute fondate, legate alle condizioni di vita condotte nel casolare di Palmoli, privo di elettricità e acqua corrente. La decisione, definita temporanea ma severa, segue la valutazione del Tribunale per i minorenni, i cui rilievi sono stati considerati corretti, in particolare per quanto concerne i rischi per la salute e lo sviluppo psico-fisico dei bambini.
Le criticità sanitarie e la mancata scolarizzazione
Tra gli elementi decisivi, la sentenza menziona l'assenza di qualsiasi controllo pediatrico per i tre bambini, uno dei quali presentava, al momento dei primi accertamenti, una bronchite acuta non curata. La condotta dei genitori, che hanno scelto un'esistenza completamente isolata dal contesto sociale, ha impedito non solo le cure mediche di base ma anche l'accesso all'istruzione, privando i minori della possibilità di frequentare la scuola e di instaurare relazioni con i coetanei. Questi fattori, considerati nel loro insieme, hanno costituito il fondamento giuridico per l'intervento dell'autorità giudiziaria, la quale ha valutato la necessità di una sorta di "cauzione" per danni potenziali alla loro integrità.
Il nuovo ascolto dei minori in un contesto protetto
Un passaggio significativo dell'ordinanza dispone che l'ascolto dei tre bambini venga rinnovato, questa volta in assenza dei genitori e con la partecipazione di un interprete. L'obiettivo dichiarato è quello di creare le condizioni perché i minori possano esprimersi liberamente, «al riparo da potenziali condizionamenti» delle figure genitoriali. Questo procedimento, che i giudici intendono attuare una volta maturate le condizioni idonee, mira a raccogliere la testimonianza dei diretti interessati sulla loro vita quotidiana, per avere un quadro più chiaro e scevro da influenze esterne.
La questione linguistica e la "conversione" dei genitori
La Corte ha anche respinto la presunta violazione del diritto all'assistenza linguistica, osservando come i ricorrenti non abbiano mai manifestato difficoltà di comprensione o espressione in italiano durante le fasi processuali, né abbiano richiesto un aiuto in tal senso. Dal provvedimento emerge, peraltro, quello che può essere letto come un tentativo di adeguamento alle norme da parte della coppia, una graduale "conversione" dettata dall'affetto per i figli e da un legittimo desiderio di ricostituire il nucleo familiare. Tuttavia, questo cambiamento di atteggiamento non è stato considerato sufficiente, allo stato attuale, a revocare il provvedimento di allontanamento, che resta in vigore in attesa degli ulteriori sviluppi dell'iter giudiziario.




