Trump, incontrerò Orban per la guerra in Ucraina, molti progressi fatti
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Redazione Esteri
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Mentre il conflitto in Ucraina giunge al suo millletrecentocinquantatreesimo giorno, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato di aver compiuto "molti progressi" nel tentativo di porvi fine, dichiarando che oggi incontrerà il primo ministro ungherese Viktor Orban, il cui storico legame con Mosca è noto. Le sue parole, che giungono in un momento di estrema fluidità sul piano diplomatico, si stagliano su uno scenario bellico ancora intenso, dove le operazioni militari continuano a segnare il territorio e a mietere vittime, senza che si intraveda, almeno pubblicamente, una soluzione negoziale imminente.
L’avanzata russa nel Donetsk e l’accerchiamento di Pokrovsk
Sul fronte orientale, le forze armate russe hanno consolidato le proprie posizioni nella regione di Donetsk, respingendo, secondo quanto dichiarato dal ministero della Difesa di Mosca, tutti i tentativi delle truppe ucraine di rompere l’accerchiamento nella zona di Krasnoarmejsk. Nella sola area dell’insediamento di Grishino, stando al bollettino ufficiale, sarebbero stati respinti tredici attacchi nemici, volti specificamente a sbloccare le formazioni accerchiate. L’avanzata russa, che procede con l’assedio alla città strategica di Pokrovsk, vede, secondo le fonti del Cremlino, i militari di Kiev ormai in trappola, con alcuni dei quali che si starebbero arrendendo volontariamente, un dato che, sebbene non verificabile in modo indipendente, dipinge un quadro tattico complesso per le forze ucraine.
Gli attacchi alle infrastrutture e la guerra dei droni
La guerra di logoramento prosegue parallelamente anche attraverso attacchi a distanza contro le infrastrutture energetiche e civili. I droni ucraini hanno colpito, per la seconda volta in quasi tre mesi, un’importante raffineria di petrolio nella regione russa di Volgograd, un episodio che sottolinea la capacità di Kiev di portare la guerra in profondità nel territorio avversario. Dall’altra parte, la notte scorsa ha visto raid russi nelle regioni ucraine di Odessa e Sumy. Nel territorio di Odessa, gli attacchi con droni “hanno causato incendi in alcune infrastrutture”, come riportato dal servizio di emergenza statale ucraino, che ha segnalato danni a diversi edifici, compresi magazzini, sebbene senza registrare feriti. Analoga sorte è toccata alla regione di Sumy, dove sono state colpite un’abitazione privata e alcuni immobili non residenziali.
Le tensioni sulla centrale di Zaporizhzhia e le mosse diplomatiche
Sul versante delle informazioni di intelligence, Mosca ha affermato che l’Occidente si preparerebbe ad attribuire al Cremlino la responsabilità di un possibile incidente alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, che si trova sotto il controllo russo dall’inizio delle ostilità. Questa accusa, che rimane per il momento sul piano delle dichiarazioni, aggiunge un ulteriore e pericoloso livello di tensione a un conflitto i cui sviluppi, anche quelli più recenti, rimangono oggetto di una narrazione contrastata tra le parti, mentre la diplomazia prova a ritagliarsi uno spazio d’azione.




