La notte nera di Kinsky e la scelta di Tudor: “L’ho tolto per preservare lui e la squadra”
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Redazione Sport
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Il Metropolitano di Madrid si è trasformato nell’epicentro di un terremoto sportivo che rischia di seppellire definitivamente la stagione del Tottenham, e con essa la già traballante panchina di Igor Tudor. La sconfitta per 5-2 contro l’Atletico Madrid, nell’andata degli ottavi di Champions League, non rappresenta soltanto la sesta battuta d’arresto consecutiva per gli Spurs — un record negativo assoluto nella storia del club londinese — ma ha anche messo in luce una gestione tecnica quantomeno controversa da parte del croato, il quale, chiamato ad interim per raddrizzare una nave che faceva già acqua, si trova ora ad affrontare la quarta sconfitta in altrettante partite sulla panchina inglese.
La scintilla che ha incendiato il già fragile ecosistema del Tottenham è scoccata ancor prima del fischio d’inizio, quando Tudor ha comunicato alla squadra che tra i pali, al posto dell’italiano Guglielmo Vicario, ci sarebbe stato il ceco Antonin Kinsky, ventiduenne portiere che non disputava un minuto ufficiale con la maglia degli Spurs dallo scorso ottobre, quando in Coppa di Lega arrivò una sconfitta per 0-2 contro il Newcastle. Una scelta, quella del tecnico ex Juventus, motivata a posteriori con la necessità di gestire la pressione su Vicario e con la convinzione, ribadita più volte in mixed zone, che Kinsky fosse un portiere di valore e che la decisione, nell’economia di una partita di altissimo livello, fosse quella giusta. Una convinzione che la realtà del campo ha spazzato via in soli diciassette minuti.
L’inizio della partita è stato un susseguirsi di errori e di nervosismo, con la squadra di Diego Simeone che ha fiutato immediatamente il sangue. Al sesto minuto, un controllo sbagliato di Kinsky su un retropassaggio ha permesso a Marcos Llorente di insaccare il vantaggio; a quattordici minuti, un altro scivolone, questa volta del difensore Van de Ven, ha spianato la strada ad Antoine Griezmann per il raddoppio; e un minuto più tardi, l’errore più grave, con una respinta maldestra del portiere ceco che ha letteralmente consegnato il pallone a Julian Alvarez per il 3. Una tripletta di sventure che ha portato il tecnico croato a una decisione drastica e, per sua stessa ammissione, mai presa in quindici anni di carriera: sostituire il portiere dopo soli diciassette minuti, richiamando in campo Vicario tra l’incredulità generale e le lacrime del giovane ceco, consolato dai compagni mentre si avviava a testa bassa verso gli spogliatoi.
“Una situazione incredibile”, ma la difesa di Tudor non convince
Nel caldo del post-partita, Igor Tudor ha affrontato i microfoni con la fermezza di chi cerca di proteggere un castello di carte già crollato, respingendo al mittente le accuse di aver gettato alle ortiche la partita con una scelta azzardata. “In quindici anni di carriera non mi era mai capitato”, ha dichiarato riferendosi al cambio del portiere, “ma era necessario per preservare il ragazzo e per preservare la squadra”. Il tecnico ha spiegato di aver parlato con Kinsky nello spogliatoio, descrivendolo come un ragazzo dispiaciuto che ha chiesto scusa al gruppo, e ha ribadito la sua fiducia nel valore del portiere ceco, sottolineando come certi errori possano capitare, specialmente in una competizione spietata come la Champions League. Una spiegazione che, se da un lato mira a ricompattare un ambiente frantumato, dall’altro stride con la brutalità del gesto tecnico, un’umiliazione pubblica che difficilmente potrà essere dimenticata in fretta dal diretto interessato.
La gestione della serata da parte di Tudor, già nel mirino per i risultati in campionato che vedono il Tottenham sedicesimo a un solo punto dalla zona retrocessione, ha scatenato reazioni feroci nel mondo del calcio. Una delle voci più critiche e autorevoli è stata quella di Peter Schmeichel, leggenda danese tra i pali, il quale ha commentato a caldo la decisione del croato con parole pesanti come macigni: secondo l’ex portiere del Manchester United, Tudor, con quella sostituzione lampo, ha di fatto distrutto la carriera di Kinsky, marchiando a fuoco la sua reputazione e legando per sempre il suo nome a quei diciassette minuti da incubo. Un’analisi impietosa che fotografa la solitudine di un giovane calciatore, gettato nella fossa dei leoni e richiamato in panchina prima ancora di poter realizzare appieno la tempesta che gli si era abbattuta addosso, in una notte che resterà nella cronaca nera degli Spurs.
Sei sconfitte di fila e un futuro appeso a un filo
Al di là del caso umano e tecnico legato al portiere, la débâcle di Madrid ha il sapore amaro dell’ennesima occasione mancata per un Tottenham che sembra aver smarrito completamente la bussola. Il 5-2 finale, maturato nonostante i tentativi di riaprire la partita con le reti di Porro e Solanke, fotografa un divario tecnico e mentale preoccupante, con la squadra che appare fragile e incapace di reagire alle avversità. L’esonero di Thomas Frank, avvenuto a febbraio per invertire la rotta, sembra aver prodotto l’effetto opposto, e la gestione Tudor, fatta di scelte coraggiose rivelatesi controproducenti, sta portando il club dritto verso una delle crisi più profonde della sua storia recente, con la suggestione, tutt’altro che remota, di un coinvolgimento nella lotta per non retrocedere in Premiership.
Il tecnico croato, interpellato sul suo futuro, ha glissato, affermando di volersi concentrare sul lavoro e sui problemi della squadra, e sostenendo che la questione non riguarda il suo posto ma l’aiuto da dare al gruppo in difficoltà. Eppure, l’aria che tira attorno al Tottenham Hotspur Stadium è pesante, e la società, che aveva riposto fiducia in Tudor per raddrizzare una stagione storta, si trova ora di fronte a un bivio: proseguire con questo traghettatore, accettando il rischio di un tracollo definitivo, o intervenire nuovamente per cercare una scintilla che ridia vita a un ambiente che appare sempre più rassegnato.




