Pirateria, la stretta sui provider illegali arriva all'utente finale
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Redazione Sport
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L’azione repressiva contro la pirateria digitale, che si è intensificata negli ultimi anni, sta ora compiendo un salto di qualità che coinvolge direttamente il singolo utente. Per la prima volta nel panorama italiano, i titolari dei diritti televisivi del campionato di calcio di Serie A – nello specifico Dazn, Sky Italia e la Lega stessa – hanno ottenuto dall’Autorità giudiziaria i nominativi di oltre duemila persone, sparse in ottanta province, che erano abbonate a servizi IPTV illegali e già sanzionate in precedenza dalla Guardia di Finanza.
Questa mossa, senza precedenti, apre la strada a potenziali azioni risarcitorie dirette nei confronti dei singoli fruitori del cosiddetto "pezzotto", segnando una svolta epocale in una battaglia che finora si era concentrata principalmente sui provider e sui gestori delle piattaforme illecite. La strategia punta a colpire la domanda, e non solo l’offerta, rendendo tangibili le conseguenze legali per chi, fino a oggi, ha usufruito illegalmente di contenuti protetti da copyright.
L’operazione si inserisce in un contesto internazionale di contrasto alla pirateria, come dimostra il recente smantellamento della piattaforma "Calcio", uno dei network più noti nel suo genere. Quest’ultima, secondo i dati diffusi dall’Alleanza per la Creatività e l'Intrattenimento (Ace) – che ha collaborato con la sezione antipirateria di Dazn – registrava un traffico impressionante: 123 milioni di visite globali annue, di cui circa 6 milioni mensili provenienti dall'Italia, che da sola generava l'80% del traffico totale della piattaforma.




