Furto al Louvre, due incriminati e tre rilasci tra i sospettati
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Redazione Esteri
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Le indagini sul clamoroso furto al Museo del Louvre, che lo scorso ottobre privò la Francia di gioielli della Corona dal valore inestimabile, hanno registrato una svolta giudiziaria, la quale, se da un lato restringe il campo dei sospettati, dall'altro rivela la complessità di un'inchiesta che procede attraverso verifiche meticolose e non prive di colpi di scena. Due delle cinque persone fermate dalle forze dell'ordine sono state infatti incriminate, mentre le altre tre hanno ottenuto la libertà, in un rimescolamento delle posizioni che gli investigatori stanno valutando con la massima attenzione.
La custodia cautelare per una donna
Tra coloro che dovranno rispondere di accuse più gravi figura una donna di 38 anni, la cui posizione è stata esaminata dalla magistratura. A lei, che è stata sottoposta a custodia cautelare, vengono contestati i reati di complicità in rapina organizzata e di associazione a delinquere, capi d'imputazione che lasciano intendere come gli inquirenti credano al suo coinvolgimento attivo, sebbene in un ruolo che resta da definire con precisione, nell'ideazione o nell'esecuzione del piano.
La dinamica del colpo lampo
Il furto, che per la sua audacia e il bottino straordinario è stato immediatamente bollato come "il colpo del secolo" dalla stampa internazionale, si è consumato in una manciata di minuti, un lasso di tempo incredibilmente breve se si considera l'entità del patrimonio trafugato. Un gruppo di individui, che si erano camuffati da operai, fece irruzione nelle sale del museo servendosi di un montacarichi; forzata una finestra con l'ausilio di una sega circolare, ebbero quindi la strada spianata verso le teche che custodivano i preziosi, per lo più appartenenti alla collezione napoleonica. L'intera operazione, dalla penetrazione nell'edificio alla fuga su motoveicoli, durò meno di otto minuti, un'azione fulminea che lasciò sul posto, quasi per una beffa del destino, uno dei trofei più ingombranti, una corona danneggiata durante la precipitosa ritirata.
Il percorso delle indagini
Il lavoro degli investigatori, che si è concentrato sull'analisi di un'enorme mole di elementi come le riprese delle telecamere di sorveglianza e le tracce materiali rinvenute sul luogo del crimine, ha permesso di identificare e trarre in arresto diversi sospettati. Le successive decisioni giudiziarie, che hanno portato al rilascio di tre di loro, indicano come le prove a carico di alcuni non siano state ritenute, in questa fase, sufficientemente solide da giustificare una detenzione, mentre per altri, come la donna incriminata, il quadro probatorio appare più consistente. Si delinea così un percorso processuale che promette di essere lungo e articolato, con la magistratura chiamata a districare una matassa nella quale si intrecciano responsabilità dirette e concorsi esterni, in un'operazione la cui pianificazione appare tanto sofisticata quanto la sua esecuzione è stata spietatamente efficace.




