Niger, sventato il golpe a Niamey: decisivo l'intervento dei mercenari russi dell'Africa Corps
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Redazione Esteri
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La capitale del Niger, Niamey, è stata teatro nella notte tra venerdì e sabato di un tentativo di colpo di Stato che ha gettato nel caos la città, con pesanti combattimenti che hanno interessato i punti nevralgici del potere. Un gruppo di soldati ammutinati ha lanciato un attacco coordinato contro l'aeroporto internazionale Diori Hamani, la Base Aerea 101 e il quartiere del Plateau, dove hanno sede il palazzo presidenziale e le principali istituzioni statali.
L'offensiva, che mirava a rovesciare la giunta militare guidata dal generale Abdourahamane Tiani, è stata tuttavia repressa grazie all'intervento decisivo dei mercenari russi dell'Africa Corps, il contingente paramilitare che risponde direttamente al Cremlino, e al successivo dispiegamento di forze aeree da parte dell'Algeria.
Attacco nel cuore di Niamey: bersagli l'aeroporto, la base militare e il palazzo presidenziale
La notte di sabato 29 agosto 2026, Niamey è stata scossa da esplosioni e raffiche di armi pesanti che hanno seminato il panico tra la popolazione. Gli insorti, identificati come militari delle forze speciali provenienti da guarnigioni esterne come Ouallam, Téra e Dosso, hanno preso di mira simultaneamente diversi obiettivi strategici per paralizzare il governo e impossessarsi dei centri di comunicazione.
L'aeroporto internazionale Diori Hamani, sede della base aerea 101 che ospita anche il contingente militare italiano della missione MISIN, e il palazzo presidenziale sono stati i teatri principali degli scontri. Durante l'assalto, la televisione di Stato Télé Sahel è stata brevemente occupata e le sue trasmissioni interrotte, impedendo ai golpisti di leggere il loro proclama alla nazione, mentre nelle strade del quartiere Plateau si combatteva per il controllo del potere.
L'intervento russo dell'Africa Corps e la protezione del regime
Nonostante la ferocia dell'attacco, le forze lealiste, guidate dalla guardia presidenziale rimasta fedele al generale Tiani, sono riuscite a respingere l'assalto al palazzo, mentre per riprendere il controllo della strategica base aerea 101 è stato determinante l'intervento dei contractor russi dell'Africa Corps, i quali hanno il loro quartier generale proprio in quella struttura.
I mercenari russi hanno giocato un ruolo decisivo nella repressione dell'ammutinamento, fornendo supporto via terra e via aria, anche con l'utilizzo di mezzi blindati e un elicottero d'attacco Mi-24, per aiutare le forze nigerine a riconquistare le posizioni chiave strappate agli insorti.
L'ambasciatore russo a Niamey, Viktor Voropaev, si è poi vantato del contributo dei contractor, definendolo essenziale per eliminare la minaccia residua al governo, in un'ulteriore dimostrazione della crescente influenza di Mosca nella regione del Sahel, dove ha sostituito le potenze occidentali come partner per la sicurezza.
Il dispiegamento dei caccia algerini: un segnale regionale
A intervento ormai concluso, domenica 30 agosto, sono arrivati a Niamey quattro caccia Sukhoi Su-30 dell'aeronautica algerina, scortati da un aereo da rifornimento in volo, su richiesta esplicita delle autorità nigerine per rafforzare la sicurezza della capitale. La missione, accolta sulla pista dal primo ministro nigerino Ali Mahamane Lamine Zeine, è stata ufficialmente incentrata sulla deterrenza aerea, sul pattugliamento dello spazio aereo e sul presidio preventivo delle infrastrutture strategiche.
Il dispiegamento dei velivoli, ordinato dal capo di stato maggiore dell'esercito algerino Said Chengriha per conto del presidente Abdelmadjid Tebboune, rappresenta però un chiaro messaggio politico oltre che militare. L'Algeria, preoccupata dall'instabilità del Sahel che potrebbe risalire verso i suoi confini, intende riaffermare il proprio ruolo di attore regionale e la sua opposizione a qualsiasi tentativo di destabilizzazione del Niger, uno Stato cuscinetto fondamentale per la sua sicurezza meridionale.
Le fragilità del regime e il consolidamento dell'asse con Mosca
Il fallito golpe, il terzo grave episodio di instabilità a Niamey dall'inizio del 2026 sebbene i precedenti fossero di matrice jihadista, ha messo in luce le profonde crepe all'interno dell'esercito nigerino, con almeno un battaglione che avrebbe rifiutato di schierarsi per reprimere la rivolta, segno che il malcontento per la gestione della sicurezza e le promesse non mantenute dal regime militare è palpabile.
La giunta del generale Tiani, salita al potere con un colpo di Stato nel luglio 2023, si trova così ad affrontare una contestazione interna sempre più ampia, aggravata dalla persistente minaccia dei gruppi jihadisti. Per sopravvivere, il Niger si mostra sempre più dipendente dal supporto militare russo e dal sostegno regionale algerino, consolidando un asse che segna un definitivo allontanamento dalle ex potenze coloniali e un riallineamento geopolitico che potrebbe avere conseguenze durature per gli equilibri di tutta l'area del Sahel.
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