Tari 2026, il Ministero pubblica i nuovi parametri per definire i costi del servizio rifiuti mentre Genova rinvia le rate per le famiglie in attesa del bonus sociale
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Redazione Interno
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Il quadro della tassa sui rifiuti per l’anno in corso si arricchisce di novità sostanziali che impattano tanto sulla definizione dei costi quanto sulle scadenze di pagamento, con l’obiettivo dichiarato di rendere il prelievo più aderente alle reali esigenze dei territori e di venire incontro, attraverso un meccanismo di solidarietà nazionale, alle fasce della popolazione che versano in condizioni di disagio economico. Il Ministero dell’Economia, pubblicando a fine gennaio i criteri aggiornati, ha di fatto dato il via libera all'applicazione dei cosiddetti fabbisogni standard per la Tari 2026, un parametro che mira a determinare il livello di spesa considerato efficiente per ogni comune nell'erogazione del servizio di igiene urbana, un calcolo che dovrà necessariamente tenere conto delle peculiarità territoriali e demografiche che rendono ogni realtà municipale unica e non paragonabile in modo semplicistico ad altre. Parallelamente a questo intervento centrale, diverse amministrazioni locali stanno riorganizzando i propri calendari di riscossione; è il caso del Comune di Genova, dove la giunta ha deliberato un rinvio significativo della prima rata per le utenze domestiche, slittata a fine giugno, con le successive scadenze fissate al 30 luglio e al 30 agosto. Una decisione, quella genovese, motivata dall'amministrazione con la necessità di sincronizzare i pagamenti con l'avvio operativo del bonus sociale rifiuti, che prevede uno sconto del 25% per chi possiede i requisiti Isee, e che dovrà essere riconosciuto entro la fine del primo semestre dell'anno; per le utenze non domestiche, invece, il calendario genovese resta invariato con le tradizionali scadenze di aprile, maggio, giugno e luglio.
Il funzionamento del bonus sociale e i requisiti Isee aggiornati per l'accesso allo sconto
A distanza di sei anni dalla sua istituzione normativa, avvenuta con l'articolo 57-bis del Decreto-legge n. 124 del 2019, diventa pienamente operativo il meccanismo del bonus sociale per la tassa sui rifiuti, un'agevolazione che si inserisce nel solco dei già noti bonus per luce, gas e acqua e che viene finanziata attraverso una componente perequativa, la cosiddetta UR3, applicata trasversalmente a tutte le bollette delle utenze, creando così un fondo di solidarietà nazionale gestito dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali. La caratteristica peculiare di questa misura, che garantisce una riduzione pari a un quarto dell'importo dovuto per il servizio di raccolta e smaltimento, risiede nella sua automaticità: i nuclei familiari in possesso dei requisiti non devono presentare alcuna domanda specifica, essendo sufficiente aver provveduto alla presentazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per l'ottenimento dell'attestazione Isee, la quale viene poi trasmessa dall'INPS ai sistemi informativi nazionali (SII e SGAte) e, da questi, ai singoli Comuni e gestori che provvedono ad applicare lo sconto direttamente sull'avviso di pagamento. L'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), con una recente delibera, ha innalzato le soglie Isee per l'accesso al beneficio, adeguandole all'inflazione: il limite ordinario sale quindi a 9.796 euro, mentre per le famiglie numerose, con almeno quattro figli a carico, la soglia rimane fissata a 20.000 euro, parametri questi che sostituiscono i precedenti valori di 9.530 euro, garantendo così l'accesso all'agevolazione a una platea più ampia di cittadini.
La tariffa puntuale e l'evoluzione del sistema di calcolo verso il principio chi inquina paga
Mentre il bonus sociale introduce un elemento di equità orizzontale, dal 2026 molti Comuni italiani stanno accelerando la transizione verso un modello di tariffazione che potremmo definire di tipo puntuale, noto come Tariffa Corrispettiva Puntuale (TCP) o Tarip, la quale sostituisce progressivamente la vecchia Tari basata su parametri fissi come la superficie dell'immobile e il numero degli occupanti. Questo nuovo sistema, fondato sul principio comunitario del "chi inquina paga", lega una parte consistente della bolletta alla quantità effettiva di rifiuto indifferenziato prodotto e conferito dall'utenza, misurata attraverso sistemi di riconoscimento come chip sui bidoni o tessere per l'apertura dei cassonetti; in questo modo, chi effettua una raccolta differenziata virtuosa e riduce al minimo il secco residuo vede premiato il proprio comportamento con un costo complessivamente inferiore, mentre chi supera una soglia base di svuotamenti inclusi nella quota fissa paga un corrispettivo aggiuntivo per ogni ulteriore conferimento. Per le aziende, il passaggio comporta anche una modifica della natura giuridica del prelievo, che da tributo diventa corrispettivo per un servizio, con la conseguente emissione di fattura e la possibilità di detrarre l'Iva al 10%, un'opportunità prima preclusa. Parallelamente, in città come Roma, la riforma tariffaria si traduce in una rimodulazione delle scadenze, con il passaggio da tre a quattro rate annuali più un conguaglio finale a dicembre, un meccanismo che, se da un lato diluisce l'esborso, dall'altro introduce un elemento di variabilità legato all'andamento dei costi effettivi del servizio nel corso dell'anno.




