Carney annuncia un incontro con Trump tra tensioni commerciali e minacce di annessione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il neoeletto primo ministro canadese, Mark Carney, ha reso noto che martedì prossimo si recherà a Washington per un faccia a faccia con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L’annuncio, fatto venerdì, arriva in un momento di frizioni tra i due Paesi, segnato da dispute commerciali e dalle provocatorie dichiarazioni di Trump sul possibile annessionamento del Canada come 51° Stato. «Martedì ho avuto una conversazione costruttiva con il presidente e abbiamo concordato di vederci a breve», ha detto Carney, senza aggiungere ulteriori dettagli sull’agenda dei colloqui.

L’incontro si svolge sullo sfondo di una riconquistata centralità del Canada nello scenario globale, dopo la vittoria elettorale del Partito Liberale, che ha sorpreso molti osservatori. Lo scorso 28 aprile, nonostante i pronostici dessero favorito il Partito Conservatore di Pierre Poilievre, Carney è riuscito a ribaltare le attese, guidando i liberali a una netta affermazione. Un risultato che riporta Ottawa sotto i riflettori internazionali, con l’ambizione di riallacciarsi a una tradizione di influenza politica ed economica consolidata nel secondo dopoguerra, quando il Paese emerse come potenza militare e diplomatica di primo piano.

Carney, del resto, non è un volto nuovo per le sfide complesse. Economista di formazione, ha guidato la Bank of England durante gli anni turbolenti della Brexit, dopo aver gestito la crisi finanziaria del 2008 come governatore della banca centrale canadese. Un curriculum che lo rende una figura atipica nel panorama politico, capace di coniugare tecnocrazia e leadership.

Quello di martedì sarà dunque un banco di prova delicato, in cui si misureranno due visioni opposte: da un lato il protezionismo trumpiano, dall’altro la volontà canadese di preservare la propria autonomia in un contesto sempre più instabile. Senza dimenticare che, oltre alle questioni commerciali, pesa l’ombra delle parole del presidente Usa, che in passato ha più volte ironizzato sull’ipotesi di incorporare il vicino settentrionale. Un tema che, seppur trattato con toni provocatori, rischia di inquinare ulteriormente un dialogo già complicato.

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