Trump colpisce il Canada con dazi al 50%, Carney apre al dialogo

Trump colpisce il Canada con dazi al 50%, Carney apre al dialogo
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato tre proclami per imporre un dazio addizionale del 50% su una vasta gamma di prodotti importati dal Canada, in quello che la Casa Bianca ha definito un atto dovuto per rispondere al "trattamento discriminatorio" riservato da Ottawa alle merci statunitensi.

La mossa, che riguarda beni di largo consumo come vino, birra e mazze da hockey, ma anche materiali da costruzione come cemento e compensato, rappresenta un'ulteriore, significativa torsione della vite commerciale tra i due Paesi nordamericani, già messi a dura prova da mesi di reciproche ritorsioni tariffarie.

La ritorsione di Washington e le basi legali del provvedimento

L'amministrazione Trump ha giustificato l'intervento citando le pratiche canadesi considerate inique nei settori automobilistico, lattiero-caseario e degli alcolici. Le nuove tariffe, che entreranno in vigore tra 30 giorni, sono state introdotte ai sensi della Sezione 338 del Tariff Act del 1930, una legge dell'era della Grande Depressione che conferisce al presidente il potere di imporre dazi fino al 50% sui Paesi ritenuti discriminatori nei confronti del commercio statunitense.

La scelta di questo strumento legale, come osservato da alcuni esperti, sembra essere stata dettata dalla necessità di aggirare i limiti posti dalla Corte Suprema, che a febbraio scorso aveva bloccato l'uso dei poteri di emergenza per imporre tariffe generalizzate, costringendo la Casa Bianca a cercare basi giuridiche alternative. Le esenzioni, che includono energia, potassio, pesce e minerali critici, lasciano intendere una volontà di non colpire settori ritenuti strategici o particolarmente sensibili per l'economia statunitense.

La replica del premier canadese e la prospettiva del negoziato

Il primo ministro canadese, Mark Carney, ha risposto alla misura definendola "l'ultima di una serie di azioni commerciali unilaterali degli Stati Uniti" e ha ribadito che i dazi violano l'accordo di libero scambio tra Canada, Stati Uniti e Messico (CUSMA). Tuttavia, al di là della ferma condanna, Carney ha voluto aprire uno spiraglio al dialogo, dichiarando che il Canada è "pronto a intensificare le discussioni nelle prossime settimane" per risolvere la controversia e modernizzare l'intesa.

"Il Canada crede nei vantaggi del commercio libero ed equo", ha affermato Carney, sottolineando al contempo che la disputa ha già comportato un aumento dei costi per le famiglie, in particolare quelle statunitensi. Il premier ha poi ricordato come le misure canadesi, come i dazi del 25% su alcune auto statunitensi e il blocco alla vendita di alcolici in molte province, siano state introdotte come legittima risposta alle precedenti iniziative di Trump e non come atti di aggressione commerciale.

Il contesto delle tensioni e la partita a scacchi commerciale

Questo nuovo intervento si inserisce in un clima di crescente tensione che ha visto Trump minacciare il Canada anche per i fumi degli incendi boschivi, che hanno deteriorato la qualità dell'aria in alcune città americane. Un funzionario dell'amministrazione ha confermato che il presidente ha chiesto ai suoi consiglieri di valutare ulteriori dazi proprio in relazione a questo tema, sebbene i proclami firmati lunedì non facciano alcun riferimento alla questione.

La decisione di Trump è maturata all'indomani dell'incontro con Carney in occasione della finale dei Mondiali di calcio, un faccia a faccia che, secondo quanto riferito da fonti della Casa Bianca, non è stato un'occasione per discutere di commercio e dazi. La mossa, che rischia di alimentare ulteriormente le frizioni tra i due alleati storici, arriva dopo che gli Stati Uniti hanno scelto di non rinnovare l'accordo USMCA, aprendo la strada a negoziati complessi che potrebbero durare fino al 2036.

Lo spettro di un'ulteriore escalation è concreto, con il premier dell'Ontario, Doug Ford, che ha già invocato una risposta canadese "dazio per dazio, dollaro per dollaro", mentre il mondo politico e imprenditoriale americano osserva con preoccupazione le possibili ripercussioni sull'inflazione e sulle relazioni bilaterali.

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