Canada sceglie Carney, il banchiere anti-Trump che sfida i pronostici
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Redazione Esteri
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Mentre l’ombra di Donald Trump si allunga oltre i confini degli Stati Uniti, il Canada ha risposto con un voto che, più che una scelta politica, è sembrato un atto di difesa dell’identità nazionale. Mark Carney, economista e ex governatore della Banca d’Inghilterra, ha guidato i liberali alla vittoria nelle elezioni federali anticipate, ribaltando le attese di chi, fino a pochi mesi fa, dava per scontata l’ascesa dei conservatori. Il risultato, tutt’altro che scontato, si spiega con una campagna costruita sulla resistenza alla retorica trumpiana, che da mesi insiste sulla possibilità di un’annessione del Canada come "51esimo Stato". Una prospettiva che, stando ai sondaggi, oltre il 90% dei canadesi rifiuta con nettezza.
La sconfitta del leader conservatore Pierre Poilievre, che secondo la Canadian Broadcasting Corporation ha perso persino il suo seggio in Parlamento, segna un’inversione di tendenza dopo anni di polarizzazione. Carney, 60enne dalla carriera tecnocratica e senza il carisma populista del suo avversario, ha puntato tutto sulla competenza, presentandosi come l’uomo in grado di proteggere gli interessi nazionali dai dazi americani e dall’americanizzazione culturale. "Gomiti alti", ha promesso, e il messaggio ha attecchito.
Il contrasto con Justin Trudeau, che pure appartiene allo stesso partito, è evidente. Niente lauree in letteratura o pose da intellettuale progressista: Carney, che ha gestito la crisi finanziaria del 2008 da banchiere centrale, incarna un liberalismo pragmatico, lontano dall’estetica "cool" dell’era Obama. Se Trudeau era il volto di un Canada aperto e globalizzato, il nuovo premier rappresenta una risposta più dura alla tempesta geopolitica, in cui il pragmatismo economico diventa scudo contro le incertezze.




