Mark Carney, il nuovo primo ministro canadese che sfida Trump senza rinunciare a ballare
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Redazione Esteri
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Mentre gli Stati Uniti, tra una crisi e l’altra, sembravano monopolizzare l’attenzione globale, il Canada ha scelto il suo futuro con un voto che, al di là dei confini nazionali, assume un significato politico inaspettato. Mark Carney, già governatore della Banca d’Inghilterra e soprannominato da alcuni il "Mario Draghi dell’Alberta" per la sua capacità di gestire crisi economiche, è il nuovo primo ministro dopo la schiacciante vittoria del Partito Liberale. Un risultato che, al netto delle dinamiche interne, appare anche come una risposta al protezionismo statunitense, sebbene Ottawa eviti toni apertamente conflittuali.
Quello canadese, spesso relegato a ruolo di comprimario nella politica internazionale, è un Paese che – numeri alla mano – conta più di quanto si creda. Con un territorio secondo solo alla Russia, ma una popolazione inferiore a quella italiana, il Canada è un gigante economico spesso sottovalutato: membro del G7, esportatore di risorse energetiche e ventunesimo per reddito pro capite. Una stabilità che Carney, economista di fama, dovrà preservare in un contesto globale sempre più volatile.
La sua elezione, però, non è passata in sordina neppure per la Casa Bianca. Donald Trump, dopo mesi di tensioni commerciali, ha telefonato al neoeletto premier per congratularsi, concordando un vertice imminente. Una mossa diplomatica che, almeno in apparenza, sembra stemperare le frizioni tra i due Paesi, anche se le trattative su dazi e sicurezza restano un terreno minato. "Collaborazione tra nazioni sovrane", hanno dichiarato i rispettivi uffici, ma senza scendere in dettagli che potrebbero rivelare divergenze ancora irrisolte.




